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Infinite Jest
Infinite Jest di David Foster Wallace: Il Tennis, la tossicodipendenza, gli Usa, il Cinema e tutto il resto dello scherzo che chiamiamo vita
Articolo di: Stefano Cafaggi   21/08/2009
La Storia
Il Tennis, la tossicodipendenza, gli Usa, il Cinema e tutto il resto dello scherzo che chiamiamo vita.

Commento
Per Infinite Jest valgono un po' le stesse schiocche considerazioni su L'Arcobaleno della Gravità fatte qui. Per un riassunto di trama e personaggi leggete questo su wikipedia.
Si tratta di un romanzo per l'appunto pressoché infinito, incerti sia l'inizio sia la fine. E' anche un romanzo immenso - non solo per la mole delle 1200 pagine fitte fitte di parole – molte storie aggrovigliate da innumerevoli digressioni e divagazioni sui temi più svariati, analessi a ripetizione e cambi di stile e linguaggi. Un'opera difficilmente catalogabile, ma con qualche ardore forse del tutto privo di fondamento oserei definirlo un "romanzo di fantascienza proustiano."
Wallace mette in scena una sorta di tragedia shakepseriana sulle nostre piccole vite dominate dall'infelicità e dalla continua ricerca di palliativi, unguenti miracolosi che prendono le forme delle ambizioni di successo e soldi, droga e film ipnotici. Le ambientazioni principali sono due, con una certa connotazione classica, da una parte il collegge del Tennis, dove si forgiano i futuri campioni, giovani che splenderanno nel firmamento sportivo e sulle riviste patinate, gloria e denaro. Dall'altra la casa di cura per le dipendenze, relitti umani cercano di uscire dalla schiavitù di droga, alcolici e deformità fisiche di vario genere. Wallace descrive un futuro dove anche il tempo è sponsorizzato, dove lo spettacolo è tutto. Il cinema, intrattenimento, come forma suprea di stupefacente che crea dipendenza. Tutto è spettacolo, e noi piccoli animaletti che popoliamo questo mondo siamo gli attori patetici e involontari di una sceneggiatura senza capo ne coda. Ciò che è considerato "successo" è anch'esso un dramma, i giovani campioni dello sport: "Molte volte succede la stessa cosa. Si vincono due o tre partite importanti e improvvisamente ti senti amato, tutti si rivolgono a te come se ci fosse amore. Ma poi succede sempre la stessa cosa. Perché allora ti rendi conto che sei amato solo perché vinci. Le due o tre vittorie ti hanno creato per la gente. Non è che le vittorie gli hanno fatto conoscere qualcosa qualcosa che esisteva ma era ignota prima di queste vittorie importanti. Sembra che l'arrivare dal nulla e vincere ti abbiano creato. Devi continuare a vincere per conservare l'esistenza dell'amore e delle sponsorizzazioni e delle riviste patinate che vogliono scrivere il tuo progilo." (p. 811) e anche la bellezza è un handicap: "Sono così bella che sono deforme" (p. 644). Tutti cercano amore ma hanno la ricetta sbagliata. Infinite Jest, nonostante tutto, sembra ammiccare al fatto che in fondo l'unico posto di si posso trovare un po' d'affetto è la cara vecchia "famiglia". Il deforme e un po' ritardato Mario Incandenza è l'unico che sembra sapere chi sia e qual è il suo posto nell'universo. E' l'unico che ama ed è amato, personaggio indimenticabile che vale la lettura del libro. Già leggere o no codesto tomo? La lettura non è per niente facile, tutto congiura contro il lettore, a pagine di folgorante ironia e sagace umorismo si alternano fiumi di parole di una noi insopportabile. Tuttavia ogni riga nasconde mirabolanti visioni futuristiche, ad esempio Wallace, nel 1996, prevede un cambiamento radicale dell'indutristia audiovisiva che in qualche modo si sta veramente profilando con internet. Oltre alla fantascienza, si diceva che è proustiano perché scava nelle idiosincrasie dei personaggi, nelle loro manie e piccole questioni private per fornire il grande affresco di una società disperata. Ma forse si tratta solo di un grande scherzo senza fine, infinite jest.

Infinte Jest di David Foster Wallace, Einaudi collana Stile Libero Big, p. 1281, 27 euro, 2006

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