#107 Stella Polare, Centosette e nulla si distrugge tutto si strasforma.

A più d’uno ha fatto parecchio strano che a nemmeno un anno dall’uscita di Sangue Al Cuore, abbia scritto Centosette. (Vi prego in ginocchio di notare il giovanlistico incipit da giovane Baglionamenente invecchiato, raga: manca solo “bella zio” e “babbo di minchia”).

Ma il fatto è che Centosette parte da lontano, non solo per il fatto che l‘Icmesa è esplosa less or more 37 e qualcosa anni fa, perché questo “e tutto il resto Holden{Salinger}Baricco” (fa giovane anche questo) è noto, cioè lo scrivono perfino le cariatidi di wikipedia. (perché cariatidi di wilki? Ve lo spiego un’altra volta) . Tornando al tema.

All’incirca nel 1992, anno più o anno meno, comunque resta il fatto il fatto che “ero giovane e fesso inseguito dai freaks“, che “a vent’anni è tutto ancora intero, che a vent’anni è tutto chi lo sa [ma soprattutto] a vent’anni si è stupidi davvero”, ho scritto una roba, – dico roba non a caso, perché non era un romanzo e nemmeno un racconto – dal titolo Stella Polare. Vi evito la spiega del perché avevo scritto sta roba, ma c’entra “il guru” e un po’ di altra gente e mie ambizioni sbagliate. Se vi state chiedendo chi sia o fosse il “il guru”, anche questo ve lo spiego un’altra volta (in realtà per circa 12 minuti su questo blog è apparso un post sul guru, poi l’ho cancellato perché era scritto troppo bene e ho pensato che lo riciclo da qualche parte in un prossimo romanzo, dove pagate per leggerlo [Sono pur sempre nato a Genova, ho fatto vancanze in Scozia e spesso ho lavorato con israeliani {ed è tutto vero e posso provarlo}])

!Se vi state chiedendo il perché di tutto questo sfoggio di parentesi, di varie foggie, è perché “anche se la matematica non sarà mai il mio mestiere”, mi piace molto scomporre polinomi nel mio tempo libero!

Torno a sul tema: Stella Polare/Centosette.

Dunque, erano tempi in cui mi avevano convinto a un certo spirito poetico; tra RimbaudVerlaine(non il superammorbidentemailpoeta)Baudelaire e PoiMaAnche ByronKeatsWordsworth e sturm und drang “e tutto il resto Holden{Salinger}Baricco”. Non mi addentro nei dettagli perché a nessuno frega niente delle cose alla David Copperfield, a me in realtà interessano ma Holdend Cauldfield dice di no; quindi lo prendo in parola.

Che ci crediate o no: io non ho perso il filo del discorso ma voi sì.

Dunque, scrivo sta roba (Stella Polare ndr.).

Una tipa che ai tempi mi piaceva perecchio mi dice che è geniale ma non significa un cazzo perché è tutto metaforizzato.

A vent’anni ci rimani anche un po’ male se una che un po’ ti piace, magari anche un po’ di più di un po’, ti dice che sei metaforizzato. In effetti su Stella Polare potrei sfidare Roland Barthes a trovarci un signficato, sfido lui perché è un genio ma è morto quindi non posso perdere. (detto tra noi il significato era per la tipa che mi piaceva più che un po’ e che guarda come sono bravo e che insomma si potrebbe anche passare una serata con una bottiglia a parlare di stelle “e tutto il resto Holden{Salinger}Baricco”).

Ora faccio un’ellissi, è un figura retorica che fa parecchio figo a un esame alla Statale alla facoltà di Lettere “moderne”, ammesso che vi ricordiate la definzione in quel preciso istante quando Derrick e il suo giovane assistente vi pongono la domanda sulle figura retorica dell’ellessi.

(notate che ho fatto un inciso dotto e accademico senza parentesi)

Torno all’ellessi. Dopo qualche lustro, diciamo vent’anni, ho avuto un’epifania involontaria alla Joyce, uno scherzo della memoria involontaria di Proust (memoria in senso figurato di Proust, in senso letterarle la memoria è la mia) sono lì che penso alla tipa che mi piaceva un po’ più che un po’, cioè penso che non abbiamo combinato nulla ma che lei adesso è invecchiata, almeno quanto me, e che ho capito di cosa parlava Stella Polare. Semplice. Parlava di Centosette, la mia infanzia, la diossina “e tutto il resto Holden{Salinger}Baricco”).

Scrivo Centosette in tre giorni perchè tutto era chiaro.

Di Stella Polare non rimane praticamente nemmeno una riga, nemmeno un accenno, non l’ho nemmeno riletto. Solo un paio di cose: il nome Saturnia la ragazza nella bolla, due (2) battute di dialgo di con il padre e nient’altro.

Quindi Centosette alla fine nulla ha a che vedere con Stella Polare, e io ho del materiale da riciclare inedito dal 1992.

La conclusione di tutto ciò?

I’m tangled up in blue e spero solo che: la tipa di cui sopra non legga mai questo post, perché nella vita si può ingioare di tutto ma “metaforizzato” no.

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