Alta Fedeltà

altafedeltaChiunque un minimo ami la musica leggera, ohibò così la definirebbe mio nonno, non potrà che apprezzare questo romanzo di Hornby. Riesce a spiegare in maniera quasi scientifica quanto sia perniciosa e maniacale la musica pop. Per dirla con Finardi “che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle”. L’eroe della vicenda è il mediocre Rob Flemig gestisce un negozio di dischi, tra difficoltà economiche e sentimentali. L’unica consolazione della vita sono le canzoni e la classificazione delle stesse. Si possono stendere classifiche su tutto: le donne, le cose brutte che uno ha compiuto nella vita, etc… Da qualche parte nel libro è scritto qualcosa di simile a: un modo per non far carriera e quattrini è credere ai testi delle canzoni e non prendere una laurea. Oro colato, ma la musica, almeno in alcuni soggetti più predisposti, è più potente dei saggi consigli.

Alta Fedeltà è un libro malinconicamente divertente, soprattutto se, malauguratamente vi capita di immedesimarvi con il protagonista. Ma rivela due tre banalità alquanto profonde nel rapporto con la musica.

Hornby ritornerà sull’argomento con 31 canzoni, senza la forza del romanzo, un po’ più saccente, ma comunque epilogo inevitabile se vi è piaciuto Altà Fedeltà.

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