Amore e Sudore II

Il ciccione gli impediva di raggiungere la bella Rosi alle prese con i cappotti, aveva da recriminare sul cibo che gli era stato servito. Pongo lo scansò e si findò all’interno della discoteca. Spintonava tra la folla danzante per araggiungere l’amata. Ma qualcosa lo fermò, una spinta contraria al suo moto: l’ometto era ricomparso davanti a lui: furibondo
L’ometto aveva inziato a spintonarlo. Quelle manine flaccide avevano lasciato ditate sulla camicia madida di Pongo. Qualcosa si offuscò, forse le ditate, forse la muscia troppo forte, la folla nel locale, oppure la vicinanza dell’amata. Qualunque fosse la ragione la mano destra di Pongo si strinse in un pugno. Poi, ricordandosi dei suoi erculei pensieri, menò la mano come una clava sulla capoccia dell’ometto.
Un fulminante dolore attraverò i metacarpi, l’ometto davanti a lui spalancò gli occhi, ondeggiò su se stesso come un pupazzo e poi si iclinò fino a cadere al suolo: la schiena sul pavimento e lo sguardo vitreo rivolto ad una luce psichedelica.
Pongo aveva ancora il braccio levato a mezz’aria quando due energumeni lo afferrarono per le spalle, lo sollevarono dal suolo. Immobile come una statua classica Pongo si lasciò trasportare verso una porta di metallo che si spalancò e lui fu scaraventato fuori. Per qualche istante volò nell’aria buia e gelida per poi precipitare con un tonfo al suolo, dove fu accolto da uno scroscio di pioggia calda e puzzolente.
Torna a MetroBar Home

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

%d bloggers like this:
Disclaimer