Biografia di un Delitto

biografiadelittoRecensione di Leandro Fossi.

Una ricca famiglia d’industriali dell’Italia centrale per nobilitare il proprio casato si è fatta costruire nel parco della sua villa uno sfarzoso mausoleo di marmo. I sarcofaghi sono vuoti e scoperchiati: chi sarà il primo della dinastia ad occuparli? E’ l’inizio del nuovo romanzo di Giuseppe Bonura, Biografia di un delitto, uscito a luglio da Avagliano, un thriller come altri scritti in precedenza nella sua vasta e notevole produzione letteraria.

L’io narrante, che si definisce un modesto scrivano di guide turistiche, viene a trovarsi in un grande pasticcio. Siamo in estate, il suo editore, un tipo simpatico e di buon senso, lo spedisce in una grande villa situata su un costone sopra l’Adriatico, immersa in un parco lussureggiante da cui si scorge il “tremolar della marina”, con il compito di raccogliere materiale per una biografia. Lo scrivano sogna di trascorrere in questo luogo paradisiaco, dove incontra Telda un suo amore di gioventù, una stupenda vacanza in mezzo a gente colta, amante del bello e della cultura; piomba invece in un girone dell’inferno. Con malcelato disprezzo lo chiamano “professore”; il capostipite, di cui dovrebbe scrivere la biografia commissionata dal figlio per festeggiare i suoi ottant’anni, gli sfugge come un’anguilla, adottando con lui la stessa furbizia e lo stesso comportamento truffaldino con cui ha costruito la sua fortuna. Il povero biografo cade nella disperazione.

La dimensione onirica rende ancora più straziante il confronto con la realtà. L’editore, il cui nome è tutto un programma, si raccomanda di resistere, il contratto è allettante; gli consiglia di fare affidamento sul figlio, un nullafacente marito di Telda, succube dell’autorità paterna.

Bonura fa largo uso della sua risorsa migliore: l’ironia. Piombi è il nome dell’editore; chiama Orazio il cane del “giovin signore” che ha velleità poetiche – vorrebbe pubblicare un libro di poesie – e lo descrive come un carognone dal morso facile; racconta come il grande imprenditore si sia arricchito sfruttando la speranza degli altri con intrugli per combattere la calvizie, intimo femminile di pizzo raffinato e biscotti afrodisiaci. C’è infine Telda, una Beatrice che invece di condurlo alla salvezza, è motivo di dannazione.

Prevale nel romanzo una visione pirandelliana: ognuno interpreta i fatti secondo il proprio tornaconto, quello che appare è diverso da quello che è; l’acre umorismo raggiunge il suo acme quando scoppia la tragedia. Il protagonista arde dal desiderio di raccontare la verità, ma nessuno gli crede; tutti cercano di nascondere, di sviare, di fingere che nulla sia successo. Lui spiega, insiste, implora ma nessuno gli dà retta, compreso la magistratura, e tutti lo prendono per pazzo.
Può darsi che Bonura consideri i suoi thriller un divertissement rispetto a opere più impegnative come La vita astratta, I custodi del silenzio e la raccolta di racconti La castità dell’ospite per citarne alcune, eppure anche questa si presenta con una struttura compatta, dialoghi nitidi e serrati, pagine intense da cui trapela la nostalgia per un mondo che si vorrebbe diverso.

Biografia di un Delitto di Giuseppe Bonura, Avagliano, collana Tascabili Avagliano, p. 122, 9 euro, 2007

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