Che Bella Giornata

che-bella-giornataRecensione di Fabrizio Garlaschelli

Il cauto Morfeo del colle si “preoccupa” il Fanfulla da Arcore si “diverte” e noi?
Disoccupati, cassaintegrati, giovani senza prospettive, lavoratori a mille euro al mese, anziani alla canna del gas, miserabili pensionati, cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese alle prese con prezzi esosi, tariffe indecenti, servizi al collasso, vessati da contenziosi e richieste di pagamenti, più o meno dovuti, dai quali non è possibile difendersi e sui quali sono applicate sovrattasse da strozzinaggio, noi ci divertiamo, siamo moderatamente preoccupati o ci disperiamo?
Che bella giornata di Checco Zalone, nonostante il successo strepitoso al botteghino, è un film di serie C, buono per quattro facili risate, ma anche amaro.
Ne viene fuori lo spaccato dell’Italia odierna, drammaticamente in bilico tra radici culturali affondate in un passato di miserie e scaltrezze e presunzione di una competenza “moderna” di cui in realtà nulla si sa e comprende. Non si salva niente e nessuno. Dall’Arma dei Carabinieri, alla Curia, della religione, alla famiglia. Tutto è mescolato in uno stesso calderone. La pacca conclusiva di Checco sulla spalla del Papa – che sembra quasi la demolizione definitiva di qualcosa che vacilla – sintetizza il trionfo dell’ignorante – poiché tutto ignora – vanitoso e privo di scrupoli. Zalone è l’italiano tipo, vagante in un vuoto assoluto di idee, sentimenti, valori, non tanto per cattiveria quanto perché assolutamente esente da scrupoli di coscienza.
Amara pure la conclusione dei terroristi musulmani che hanno rinunciato all’attentato alla madonnina del Duomo di Milano. Non serve colpire i simboli degli Italiani, stanno distruggendosi da soli.

Che Bella Giornata di Gennaro Nunziante, Italia, 97 min. Medusa, 2011

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