Conferenza

Racconto di  fabrizio garlaschelli

Sguardo circolare sulla platea. Non rivela la fonte della citazione.
“Quali pensieri vi suscitano queste parole?”
Silenzio: forza e solitudine delloratore. Riprende.
“Chi decide le regole del rapporto con la vostra compagna, le scuole che frequenteranno i vostri figli, i limiti sensati ai vostri investimenti
finanziari ed emotivi e fin anche l’entità del mutuo che sarete in grado di pagare?”
È una domanda retorica. Non attende risposte e prosegue.
“La società e le sue istituzioni. Le banche ad esempio Non c’è reale possibilità di scelta dunque manca qualsiasi criterio morale. Ci siamo
liberati o, meglio, siamo stati liberati dalla necessità di farci guidare da un criterio morale. Siamo davvero liberi!” pausa.
L’intervallo dell’eloquio dà rilievo allassenza di rumori in sala.
Il bello di essere colui che parla è la conduzione del gioco. Non importa la bravura. Se c’è tanto meglio. L’importante è tenere il banco. Come in qualsiasi lotteria il banco vince sempre. L’oratore sollecita la partecipazione.
“Forza, esprimetevi. Siete d’accordo oppure no?”
Timidamente arriva una domanda.
“E chi ci avrebbe liberati?”
Quasi fosse quanto si attendeva loratore prorompe.
“Le multinazionali! Loro sono le custodi di una nuova moralità condivisa.”
Respiro profondo.
“Non sono forse le vere protagoniste della globalizzazione? Il potere degli stati nazionali declina e la tecnologia esalta le potenzialità dei grandi potentati economici transnazionali. Non siamo sudditi americani come qualcuno si ostina ancora a sostenere. Siamo liberi cittadini di un mondo dove non c’è alcun obbligo di moralità poiché la moralità è definita di volta in volta dalle necessità di mercato.”
Sembra aspettarsi un applauso che non viene. Anzi nella sala aleggia una palpabile perplessità.
Finalmente un intervento.
“Dunque non esisterebbero più valori morali, ma una morale imposta da qualcuno che ne è al disopra”
“Esattamente” interrompe l’oratore “e il libero arbitrio è ben definito da Roger Heston nella Spoon River Anthology di Edgar Lee Masters. La vacca del signor Prickett che, legata a un piolo, pascolava intorno per quanto le concedeva la fune.”
L’interlocutore precedente.
“Ma non le pare abbia il sapore del peggior Nietzsche?”
“Piena è la terra di superflui, corrotta la vita dai troppi.” Certamente, proprio qui volevo condurvi! Avessi fatto simili affermazioni in altri tempi gli studenti mi avrebbero sbranato seduta stante. Ora posso esprimere quel che voglio, dove voglio. Voi siete adulti per lo più laureati e, forse, molti di voi occupano posti di responsabilità, tuttavia” con un ampio movimento del braccio da sinistra a destra
e il dito puntato serra le labbra in una pausa ad effetto “tuttavia state lì ad ascoltare, perdonate la volgarità, le mie stronzate.”
Nuova sospensione. “Ecco, vedete? B. J. Fogg, psicologo sperimentale e direttore del Persuasive Technology Lab presso l’Università di Stanford, che, sia detto per inciso, teme oltremisura i pericoli di Internet, sostiene: “a molti non piace dover pensare e concentrarsi. Siamo degli avari cognitivi e spendiamo il meno possibile per ragionare”. Io, qui, nel mio piccolo, in virtù di qualche competenza vera o presunta, sto dalla parte di chi comunica, voi siete oggetto dell’informazione e accettate più o meno supinamente. Questo è il potere della comunicazione. Non importa tanto il contenuto della trasmissione, basta avere la possibilità di trasmettere.”
L’oratore appare soddisfatto. Sembra un gatto che fa le fusa. Sorrisi compiaciuti e cenni dassenso in sala.
“Ora” modula la voce quasi palesasse un importante segreto “non resta che svelarvi il finale sottaciuto della poesia di Lee Masters “il piolo saltò e, testa bassa, quella (la vacca) ci corse addosso, “E questo non è libero arbitrio?” disse Ernest fuggendo di corsa. Io (Roger Heston, quello di prima, che disquisiva sul libero arbitrio, e al pari degli altri riposa ormai sulla collina) caddi sotto una cornata.”
Al termine della conferenza, consuetudine vuole che alcuni dei presenti circondino l’oratore, si complimentino, dicano la loro dopo aver pubblicamente taciuto. L’oratore è affabile, ascolta, replica, sorride. Due giovani donne l’accompagnano all’uscita. In fretta sono passate dal lei al tu, sinceramente affascinate dalla sua disponibilità.
Avviandosi ad attraversare la strada l’oratore rivolge loro un’ultima battuta sagace. Le guarda ancora mentre, silenzioso come una cornata,sopraggiunge un tram giallo.

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