E Johnny Prese il Fucile

johnnypreseilfucileLa guerra è una vera schifezza. Detto così siamo alla banalità più vieta, ma dopo aver letto questo romanzo non potrete pensarla altrimenti, anche se siete dei serial killer. E Johnny prese il fucile non è solo un leggendario libro sul pacifismo, argomento di per sé ingenuo e roba da miss America, per capire la battuta è necessario aver letto Pastorale Americana di Philip Roth, lo dico per quei pochi distratti che non l’avessero ancora preso tra le mani.
E johnny prese il fucile è qualcosa di più.
E un inno alla vita: per quanto la vostra esistenza vi sembri orribile ne vale sempre la pena. Il fato può essere avverso e pure un po stronzo nei nostri confronti, ma a tutto si può reagire: abbiamo sempre una scelta positiva davanti. Possiamo affondare oppure decidere di reagire, a qualsiasi costo. Se desideriamo veramente qualcosa possiamo ottenerlo: “Amor, chha nullo amato amar perdona.” Libero arbitrio e soprattutto forza di volontà sono il motore di E johnny prese il fucile.
Solo un geniale sceneggiatore made in hollowood come Trumbo poteva riuscire in un’impresa teoricamente impossibile: suspance e colpi di scena con un eroe inchiodato in un letto dospedale, privato di vista e parola. Il finale è un vero “colpo di genio”.

Nota stilistica: il testo è senza virgole, solo punti, niente punti e virgola o due punti, nulla. Ma è scritto talmente bene, forse anche la traduzione di Milli Graffi è all’altezza, che se non ve lo dicono non ve ne accorgete. Anche se non sembra, è scritto in una tradizionale terza persona con narratore onnisciente. Almeno nel mio ricordo, sembra scritto in prima persona.

Mi avventuro in una speculazione extra-letteraria. L’autore reale, Dalton Trumbo, è stato uno dei più grandi sceneggiatori di Hollywood. Durante il maccartismo, poiché iscritto al Partito Comunista Americano, o presunto tale, fu condannato alla galera. Fuggì in Messico. Continuò a scrivere sotto vari pseudonimi, probabilmente avete visto molti film scritti da lui senza saperlo. Alla fine della “caccia alle streghe” torno negli states. Mi pare che, allegoricamente parlando, E Johnny prese il fucile rifletta la vita dell’autore: hanno cercato di eliminarlo, fisicamente, ma Dalton ha lottato, in qualche modo ha vinto lui: non ha mai fatto male a nessuno lasciando qualche film e un libro; l’illustre senatore Joseph McCarthy offre ai posteri una lista di persone distrutte, alcune morte prematuramente, perché, forse, la pensavano in maniera diversa da lui.

“It’s a town full of losers and Im pulling out of here to win.” [da Thunder Road di Bruce Springsteen, album Born To Run, 1975, ] Mi pare che renda lidea di ciò che penso di questo romanzo.

PS Nel 1971, lo stesso Trumbo, ha realizzato il film tratto dal romanzo.

E Johnny Prese il Fucile di Dalton Trumbo, Bompiani, collana Tascabili, 250 p, 7,60 euro, 2003

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