E Morì a Occhi Aperti

moriocchiapertiE Morì a Occhi Aperti, Primo romanzo della serie Factory, è un noir dove gli aspetti polizieschi finiscono sullo sfondo. Si tratta della storia di uno poliziotto senza nome, uno sbirro di serie b che si occupa di casi che non interessano all’opinione pubblica e quindi non permettono di ottenere promozioni. Il sergente, nonostante le comprovate capacità professionali, non otterrà mai una promozione. Il sergente
ha altri obiettivi: la giustizia e la verità. Una specie di eroe romantico impegnato in una sfida titanica, un po’ alla Philp Marlowe. Un giusto in un mondo di bugiardi e opportunisti. Si lascia coinvolgere emotivamente nell’omicidio di una specie di colto ubriacone, uno scrittore fallito. Un morto che parla grazie a dei nastri che ha registrato. Il poliziotto rivede la sua vita, il mondo dove vive con gli occhi cinici e spietati dello scrittore. La ricerca del senso delle cose è più importante della caccia agli assassini. La scrittura è un mezzo per squarciare il buio: “La mia sofferenza non deriva dall’autocompatimento, ma dallo sfidare l’assoluto. Il travaglio cui lo scrittore si sottopone sta nello snidare l’esistenza e poi, messi reciprocamente a nudo, nel combatterla fino in fondo.” (p. 253)”
Raggiungere la consapevolezza è pericoloso può condurre alla morte o quanto meno all’esculsione dalla società.

Ma, appunto, “si muore con gli occhi aperti”
Il romanzo procede per brevi scene, ogni tanto i tempi si accavallano, spesso dettagli vengono omessi. Come si diceva, il suo forte non è certo l’indagine ad orologeria. Perché la vita non è un puzzle: è una serie di eventi dove i collegamenti sono labili e le prove da tribunale, la pistola fumante, spesso non esistono. Eppure la verità  c’è anche se non la si può provare, per uscire da questo enigma è necessario mettere in gioco la propria vita.

E morì a occhi apertidi Derek Raymond, Meridiano Zero collana Sottozero, p. 287, 8 euro, 2007

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