Gioventù, scene di vita di provincia

gioventuSulla copertina di questo romanzo è scritto: “La storia di un tenace apprendistato letterario”; per quel che conta, non sono per niente d’accordo. In Gioventù la letteratura mi sembra un mero pretesto per affrontare un tema abbastanza deprimente: i sogni di gloria giovanile che si infrangono contro i compromessi della vita. Cioè poco importa se a otto anni avreste voluto fare il pompiere con il drago Grisù o il poeta, il punto è che la “la vita è po’ più forte del tuo dirle grazie no” (come dice lo Springsteeen nostrano Ligabue) Come tantissimi giovani di belle speranze degli ultimi trent’anni, anche il protagonista del libro viene travolto da ciò che domina l’econima al momento: informatica e computers. Qualunque siano le vostre aspirazioni o inclinazioni personali, con ogni probabilità “il sistema” avrà la meglio su di voi. A meno che non vi arruoliate nella la legione straniera, combattere al fianco del subcomandante Marocso o codiuvare i frati nella dura lotta alla fame in Africa.
Quindi Gioventù, scene di vita di provincia non può che essere un romanzo freddo, triste e spietato. Le ambizioni non coincidono quasi mai con la realtà: “Finiamo per somigliare al nostro io ideale, dice Buadelaire. Il volto con il quale nasciamo, a poco a poco, è sopraffatto dal volto desiderato, il volto dei nostri sogni segreti. Il volto nello specchio è forse il volto dei suoi sogni, questa faccia lunga, lugubre, con la bocca morbida, vulnerabile, e ora gli occhi vuoti dietro i vetri?” (p. 158) L’eterno
divario tra realtà e finzione, ciò volevamo essere e ciò che siamo, e il tutto tende a confondersi.
Come tutti romanzi di un certo livello c’è anche altro, ad esempio la questione razziale. Nella swinging London dei primi anni 60, un bianco, giovane, colto e con un impiego rispettabile resta comunque uno straniero tagliato fuori dalla società inglese: è un immigrato, un sud africano. Per quanto il protagonista provenga da un città e viva da immigrato in una metropoli europea, resta un uomo di provincia.
Ma quì ci troviamo piuttosto distanti dal corrosivo umorismo di Kureshi e dalla sofisticated commedy della Smith,Gioventù è narrato in terza persona ma con focalizzazione sul punto di vista del ragazzo protagonista, e da quì, tutto è molto detto più che agito, la visione unilaterale di una vita contradditoria e senza prospettive chiare.

P.S. Se qualcuno sa come si pronuncia Coetzee: mi scriva.

Gioventù, scene di vita di provincia di J. M. Coetezee, Einaudi, collana Einaudi Tascabili Scrittori, p. 173, 10 euro, 2004

,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

%d bloggers like this: