Headhunter

headhunterForse perché i film dell’orrore non mi spaventano, forse perché i film bui mi innervosiscono, ma Headhunter mi è sembrato un sòla. La storia è moralista per non dire reazionaria: se vuoi cambiare lavoro per guadagnare il 20% in più, sei una persona abietta ed avida che merita una punizione. Il nuovo lavoro si rivela una missione ipiegatizia mortale.
Capisco che la logica non sia uno dei punti forti del genere horror, ma quì si raggiungono vette involontariamente surreali. L’impiegato, se non vuole schiattare, deve trovare una capoccia mozzata vent’anni prima entro quarantotto ore.
Chi gli impone questa follia è il proprietario della testa, il quale, contro ogni suo interesse, fa di tutto per impedire al nostro eroe di compiere la missione. Mi chiedo: ma che senso ha?
Non mancano dettagli splatter di bassa macelleria e mezzi zombie, fotografati in un grigio e anonimo televisivo. La regia è piatta senza una sola idea degna di nota (forse ce lo si può aspettare da uno che si chiama Paul Tarantino, almeno cambia nome).
Ma poiché qualcosa di buono c’è sempre, in Headhunter salviamo le prime scene nell’ufficio deserto del nuovo lavoro dove l’eroe lavora con il computer spento. Putroppo il dettaglio del pc spento temo sia un errore e non un sottile messaggio.
Inoltre apprezzo lo sforzo di Paul che il film se l’è scritto, diretto e prodotto, sicuramente il budget era risicato, ma questo non giustifica una trama del genere.

Headhunter di Paul Tarantino, USA, colore, 90 min, 2005

Tutti i dettagli tecnici su imdb clicca qui

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