Il Bell’Antonio

bellantonioRecensione di Luca Rachetta

Antonio Magnano, a cui la “vox populi” catanese attribuisce doti virili pari alla bellezza esteriore che madre natura gli ha generosamente dispensato, nasconde in realtà il terribile segreto della propria impotenza. Quando si scopre che il matrimonio con la bella moglie Barbara non è stato in realtà mai consumato, la vita del giovane Antonio va in rovina: la ricca famiglia di Barbara, infatti, riesce a far sciogliere il vincolo coniugale dalla Sacra Rota e a organizzare per la ragazza un secondo e proficuo matrimonio con un altro e ben più altolocato marito. Assieme alla fama di don Giovanni, poi, Antonio perde anche il rispetto dei suoi concittadini, legati indissolubilmente all’ancestrale mito del maschio siciliano, amatore infaticabile e infallibile.
Antonio Magnano, però, non è impotente solo in campo sessuale, ma anche nell’approccio alla vita, verso la quale ha un atteggiamento che oscilla tra l’apatico e il rassegnato. E non è nemmeno l’unico “impotente” della storia: oltre alla sua spicca infatti l’impotenza del padre Alfio di fronte alla forza della chiacchiera e del pregiudizio, che lo umilia e lo travolge, quella del cugino Edoardo, imbelle di fronte alla tronfia arroganza e alla vuota albagia del regime fascista, al quale non riesce ad opporre quel rifiuto che gli cova nell’animo, e quella latente del vecchio zio Ermenegildo, il cui disagio nei confronti della vita esploderà infine tragicamente.
Un romanzo complesso e ricchissimo di spunti di riflessione, da leggere secondo una prospettiva che vada al di là della vicenda di costume legata al microcosmo catanese e da gustare dall’inizio fino al drammatico e poetico finale, in ragione di un pregevole stile letterario arricchito dagli elementi vivi della lingua quotidiana e di una galleria di personaggi disegnati a tutto tondo e destinati perciò a rimanere impressi nella memoria del lettore.

Il Bell’Antonio di Vitaliano Brancati, Mondadori collana Oscar Classici Moderni, p. 234, 9 euro, 2001

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