Il Budda delle Periferie

buddaperiferieIl Budda delle Periferie del titolo è un po’ un santone “noi artri”, uno spunto per Kureshi per introdurre il lettore nella formazione di Karim, una pseudo autobiografia ampiamente romanzata.. All’inizio del romanzo Karim è un ragazzo di diciannove anni figlio mezzo inglese, la mamma, mezzo indiano, il padre. Una voce narrante dalla nazionalità ibrida. Profondamente inglese per nascita, cultura e mentalità si scontra con se stesso, con la sua parte “indiana”, con la cultura che gli appartiene tanto quella britannica. Confusione e contraddizione trasferita anche sul piano sessuale, Karim resta sempre in bilico tra eterosessualità e omosessualità.
Il romanzo procede a colpi di frammenti, nei quali si entra in scene di vita quotidiana. Spesso divertenti e pervasi da una nota comica irresistibile. La voce narrante si esprime con un linguaggio mimetico tendente alla lingua parlata, soprattutto nei dialoghi. Temo che nella traduzione ci perdiamo il classismo intrinseco dei vari accenti, le differenze tra il cookney e la lingua upper class di chi ha studiato a Oxford e Cambridge. Il Budda delle Periferie in fondo è un romanzo sul razzismo. Ma il punto di vista di Kureshi è ironico, per fortuna del lettore, incapace di verità assolute. In questo romanzo, il razzismo è una brutta bestia: non risparmia nessuno. C’è un fondo di ottusità e discriminazione in tutte le culture; si manifesta in maniera trasversale in tutti gli ambiti, lo scontro è a trecentosassantagradi: inglesi ricchi contro inglesi poveri, colti contro ignoranti, bianchi contro neri, indiani integrati e indiani attaccati alle tradizioni. In mezzo a tutto rimane un giovane che cerca di crescere, che ha amici su tutti i fronti di conflitto e non riesce a capire chi abbia ragione.
Se le differenze di classe, cultura, razza, religione e reddito portano inevitabilmente allo scontro, la via d’uscita restano le persone: parenti e amici, li ami per quelli che sono, banalmente con i loro pregi e difetti. Un conto è l’odio per convinzione e un conto sono gli esseri umani che conosci.
Il Budda delle Periferie è anche uno spaccato della Gran Bretagna ad un passo dall’era Tatcher. Per i feticisti del pop/rock c’è ampio spazio dedicato alle canzoni e alla nascita del Punk, nel personaggio di Charlie potrei azzardare l’irrompere nella scena musicale dei Sex Pistols. In tanto tumulto sociale, a posteriori, Kureshi delinea il violento emergere di un conservatorismo spietato. Operazione nella quale, una decina d’anni dopo, si cimenta anche Jonathan Coe ne La Banda dei Brocchi e Il Cerchio Chiuso. Un’avvertenza per i lettori vittoriani: il libro è divertente, ma contiene pagine alquanto licenziose, roba da cinema a luci rosse di altri tempi.

Il Budda Delle Periferie di Hanif Kureshi, Bompiani, collana Tascabili Best Seller, p. 397, 9 Euro, 2006

,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

%d bloggers like this: