Il Circolo Gooze’s

Non penserai davvero di entrare lì dentro?
L’area severa di Guendalina non lasciava dubbi sul fatto che l’ammonimento non fosse serio. Caterina si fermò sull’ingresso di quel bar di terza classe nei pressi della stazione, in sospeso tra quella minaccia e la decisione di entrare. Anche il tempo rimase in sospeso per circa due secondi. Non mi sembra il caso di fare tutte queste scene, disse acidamente Anastasia, prendendo Caterina sotto braccio e entrando. Non stavo facendo nessuna scena, disse Guendalina sbuffando, ed entrò anche lei.
Il Circolo Gooze’s era per il momento sprovvisto di una sede dove incontrarsi – lo era sempre stato dalla sua fondazione circa una decina d’anni prima -, e quel bar era tra i luoghi al coperto più vicini alla casa d’Anastasia che, affetta da una malattia mai diagnosticata – ma sicuramente gravissima a detta di voci bene informate – non poteva allontanarsi troppo.

Dopo aver discusso per dieci minuti di dove sedersi – e Anastasia aveva scelto, e Guendalina aveva sbuffato, e Caterina aveva scodinzolato – e poi stringendosi l’una all’altra per il timore di un contagio, avevano ordinato al cameriere un bicchiere d’acqua minerale naturale a temperatura ambiente; un caffè d’orzo biologico con aggiunta di latte pastorizzato scremato; una birra media che Guendalina scolò tutta di un sorso, ordinando subito la seconda. Anastasia assunse un atteggiamento ascetico ed annunciò la novità per la quale le aveva convocate d’urgenza. Ho deciso di non dipingere più ad olio. Un panico sordo si dipinse sul volto delle due consorelle.
Quell’annuncio era una svolta epocale nella storia del circolo; il silenzio che discese subito dopo n’era la migliore testimonianza. Guendalina ordinò un’altra birra, mentre Caterina non poté trattenere le lacrime.

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