Il Clan dei Mahé

clanmaheFrancois è un medico trentacinquenne che sembra già un vecchio alla fine dei suoi giorni. Intrappolato in una routine secolare, quasi tutti, nel paesino dove vive, si chiamano Mahé di cognome, come lui. Tutta la sua esistenza è stata decisa da altri: la madre. Non siamo di fronte ad un’evanescente mamma proustiana, ma una contadina pragmatica, che in casa fa tutto: sceglie anche la moglie giusta, la professione giusta. Anche i periodi di vacanza del dottore sono condannati sempre allo stesso luogo: l’isola di Porquerolles.

Un senso di morte stantita pervade tutto questo lungo racconto, doce non ci sono misteri e commissari, Simenon in formato quasi intimista minimalista. Il dottore è un uomo senza ambizioni in un mondo di abitudini. Quando la routine si interrompe, ovviamente per cause tragiche, “l’uomo senza qualità” non può che approdare a soluzioni altrettanto tragiche. Per chi non ha idee proprie non c’è modo di affrontare la vita, prendere decisioni.

Tutto il racconto è sotteso da una repressa pulsione sessuale del dottore, ma va da se che si tratti di un impulso represso e frustrato, diviso tra l’amore per la madre e quello per una ragazzina per concludersi con il disprezzo verso moglie servile e figli anonimi.
Non sono un esperto di Simenon, ma probabilmente Il Clan dei Mahe non credo rientri tra le sue opere più allegre. La scrittura, accordandosi con il carattere del personaggio, è un po’ piatta e francamente noiosa, ma ben si sposa con questo dottore dall’esistenza vuota.

Il Clan dei Mahé di Georges Simenon, Adelphi, collana Biblioteca Adeplhi, p. 149, 15 euro, 2006

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