Il Comunista

ilcomunistaWalter Ferranini è un deputato eletto nelle file del PCI nel 1958. E’ un uomo della base, non è un borghese convertito al marxismo, è un proletario autoditatta che crede nel partito e nella dottrina de Il Capitale, un uomo concreto che si è fatto strada lavorando e non teorizzando. Una volta a Roma si trova solo, ultimo tra i primi, un peones della Camera dei deputati. Per Ferranini il PCI è una Chiesa e il comunismo una fede, dal suo punto di vista è necessario accettare qualsiasi decisione prendano i capi: la disciplina prima di tutto. Tuttavia si scontra con la difficoltà di conciliare la ferrea logica del partito con le contraddizioni personali. Si trova nell’incapacità di essere un buon compagno e allo stesso tempo avere aspirazioni borghesi.
Il Comunista può essere letto in senso letterale, quindi come una romanzo-storico, una fotografia di cos’era il PCI degli anni 50: una comunità a se stante con regole ferree, alla quale non sfugge nemmeno la vita privata, nemmeno il letto, degli iscriiti. “-E voi, cosa c’entrate. Spiegami. La Sezione non è una parrocchia. -Però , può sostituirla. La Sezione è una grande famiglia, vedrai” (p. 164) Fotografa un mondo che non esiste più, quello di un parito che sognava la rivoluzione, forte dei partigiani e dell’URSS che teneva testa agli Usa: cose di altri tempi, tempi che appaiono ora più remoti di quello che sono nella realtà. Il Manifesto del Partito Comunista viene portato in tasca come un breviario. I deputati del partito sembrano più dei vescovi che dei laici. Ferranini, un po’ come Ugo de Gli Anni del Giudizio, è vittima di un’ortodossia che non capisce del tutto; sono uomini che credono nell’ideale hanno combatutto contro i fascisti, dicono cose sensate eppure le loro parole per motivi a loro poco comprensibili sono ritenute eretiche e perciò il partito li punisce.
Difficile dire, almeno per me, quanto tutto ciò sotto un profilo storico sia realistico, probabilmente è verosimile. Al di là di una interpretazione letterale, Il Comunista affronta un tema forse più interessante: le contraddizioni di ogni essere umano. Si addentra in quella zona grigia dove si combatte con se stessi per conciliare la razionalità e l’impulsività. Tra ciò che sappiamo o riteniamo essere giusto e quello che le nostre debolezze ci spingono a compiere.
Nonostante l’argomento, e i quasi quarant’anni da quando il libro è stato scritto, è un romanzo scritto in maniera scorrevole. Il linguaggio di Morselli, per certi versi datato, riesce ad essere sufficientemente avviciente, anche quando, forse troppo spesso, si addentra nell’esposizione, ragionamenti e confutazioni varie di teorie marxiste: non è precisamente uno degli argomenti più romanzeschi e travolgenti che si possano lggere.

Il Comunista di Guido Morselli, Adelphi collana Fabula, p. 360, 20 euro, 1991

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