Il Fiume della Morte

fiumedellamorteQuindicesimo caso per Mary Lester, in tutto credo siano trenta. Il Fiume della Morte è un giallo senza troppe complicazioni o introspezioni. Non ho letto gli altri capitoli della saga, ma, almeno in questo romanzo, Mary Lester più che essere un personaggio è un funzione. Non ha caratteristiche psicofische paritcolari: è il mezzo per dipanare gli eventi. L’impiano è piuttosto meccanico, si alternano scene in cui Mary invstiga e chiacchiera con gli abitanti di Quimper, a quadretti di vita d’ufficio, dove la Lester battibecca con il capo “burbero ma buono”. L’indagine si pernde un po’ nelle chiacchiere di paese e qualche divagazione da guida turistica, forse gli aspetti più simpatici del romanzo.
Il titolo orginale è più appropriato alla struttura del libro.
Lo stile di Failler è semplice e ripulito. Non si dicono parolacce; qualcuno esclama “c…” (p. 149),si usa un tuonante “perbacco” e “Pfui”; abbondano le frasi fatte, espressioni del tipo: “fulminandolo con lo sguardo [...] A Fabien stava saltando la mosca al naso” (p. 221). Ovviamente in questi casi non è mai certo se lo stile sia da attribuire allo scrittore, al traduttore, forse ad ambedue.

Ricorrono anche alcuni sterotipi, tra i quali non manca il maggiordomo.

Il Fiume della Morte di Jean Failler, Robin edizioni, collana I Luoghi del Delitto, p. 272, 9 euro, 2008

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