Il Grado Zero Della Scrittura

gradozeroscritturaIl Grado Zero Della Scrittura sfugge alla mia comprensione, nonostante questo è una di quei saggi da leggere perché anche se lo capisco poco è affascinante. Spero sempre che per osmosi qualcosa mi entri nella zucca. Magari un giorno, tra qualche decennio, in un’epifania capirò tutto. Per ora mi rimane il fascino e l’intelligenza per me inafferrabile di Barthes. Qualcosa credo di aver capito, ma non mi sbilancio in dotte disquisizioni, almeno non da sobrio.
Quindi non mi rimane che un commento un po’ scemo, una riflessione da zuccone che tenta di decifrare testi di questo tipo. Generalizzando, non è sempre così, mi sorprendo sempre del fatto che i romanzi sono spesso molto complessi e scritti in maniera facile e coinvolgente. Di solito più il romanzo è interessate, più è complesso e scritto in maneria più o meno accessibile. Quando invece si passa alla critica, il linguaggio diventa particolarmente oscuro, i concetti sempre più astratti. Barthes stesso sembra renderseno conto, in questo volume, p. 141, nel saggio Da Dove Cominciare si pone la domanda “a che serve?” (la critica strutturale, ndr). Questo atteggiamento mi è sempre sembrato piuttosto singolare. Ingenuamente, almeno in gioventù, ritenevo erronamente che i saggi critici mi avrebbero aiutato a capire i romanzi. Come per qualsiasi materia il “manaule” dovrebbe essere semplice per speigarmi cose complesse. Nella critica letterari è il contrario. I manuali sono più complessi della materia trattata. Il sospetto è che il romanzo alla fine sia solo il pretesto per ragionamente sempre più intricati sulle teorie stesse. Un circolo vizioso. Certo la critica spesso mi ha insegnato molto sulla lettaratura, il dubbio riguarda com’è scritta la critica. Ciè che dovrebbe svelare e chiarire è più criptico dell’enigma.

Il Grado Zero Della Scrittura di Roland Barthes, Einaudi, p. 181, 2003

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