Il Mare

ilmare“l’amore, come lo chiamiamo, ha la volubile tendenza a spostarsi, con uno spietato scarto, da un oggetto luminoso a un altro più splendente, nelle occasioni più inopportune.”

Il Mare parla di tante cose ma principalmente della vita, o meglio i conti che uno deve fare prima o poi con se stesso. Un romanzo percorso da un feroce humor nero, in apparenza narra una storia alquanto normale: vedovo torna nei luoghi di villeggiattura dell’infanzia e ricorda le sue prime pulsioni adolescenziali verso il gentil sesso. In realtà è un rivangare nella memoria, in se stesso e negli altri, svelando segreti, bugie e ossessioni, punti oscuri mai chiariti. Quella che sembra una normale scrittura senza troppi sbalzi dieventa la voce che ci ronza in testa, quella sentiamo solo noi che dà il giudizio su qualsiasi nostra azione presente e passata, ci spinge a compiere quelle future.

Drammatico e divertente allo stesso tempo, il Mare lascia a metà tra risate e profonda tristezza, il talento di Banville è tutto qui: nell’abilità di ricreare questi percorsi mentali, una visione del mondo che ha un solo giudice, l’io narrante al quale spesso si fatica a dare credito perché egli stesso ricnosce che non tutto è come sembra, o meglio, come lo ricordiamo.

 Il Mare di John Banville, Guanda collana Narratori della Fenice, p 208, 14€ 2006

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