Il Meglio Che Possa Capitare a Una Brioche

megliopossacapitarebrioche“Abbiamo tre pistole, un manganello e un cane di porcellana” (p. 279) giallo/Noir umoristico ambientato a Barcellona, Il Meglio Che Possa Capitare a Una Brioche narra le gesta di un alternativo figlio di papà che si improvvisa detective per ritrovare il fratello scomparso.
Romanzo narrato in prima persona,lo stile riflette il linguaggio colloquiale, scanzonato e povero dell’io narrante; quindi abbondano frasi fatte, parolacce e considerazioni sulla vita, la società e tutto il resto. A parlare/narrare è Pablo Miralles, che è un po’ il fratello scemo del mirabile Sebastian Miralles. I due rappresentano gli opposti quanto a stili di vita, aspirazioni di carriera e aspetto fisico. Pablo, il narratore -grosso modo attendibile-, è un ciccione alternativo che vive alla giornata, va a puttane, beve e fuma marijuana.
Se ne frega un po’ di tutto e di tutti, si interessa solo di filosfia della quale discute via internet, con un certo successo, con docenti universitari alcolizzati.

Quando suo fratello, che è l’esatto opposto (ricco, carrierista, famiglia solida, palestra, etc…), scompare Pablo inizia l’indagine. A questo punto l’alternativo rientra nel mondo che rifiuta: i genitori miliardari, soldi, automobili di lusso, circoli riservati. Gli stessi circoli di uomini potenti che lui stesso definiva, riferito alla massoneria: “Che questa storia di riunirsi tra soli uomini mi sembra abbastanza sospetta.” (p. 180)
Tra una battuta e l’altra, tra un episodio singolare e l’altro, Pablo si avvicina al mondo del fratello. Scopre che poi tanto santo e perfetto non è nemmeno sebastian, ma il fratello maggiore da bravo borghese ha vizi privati e pubbliche virtù al contrario di lui.

Il Meglio Che Possa Capitare a Una Brioche nella prosa scanzonata e terra terra, nello svolgimento un po’ picaresco e un po’ guascone, mostra molti elementi allegorici. Tutta la vicenda sembra quasi mettere sotto accusa i finti alternativi, i figli di papà come Pablo che, nonostante i loro sforzi, non possono fare a meno di essere quello che sono: ricchi che giocano al ruolo del povero. Così Pablo, sempre per restare ad un livello allegorico e rivelare il meno possibile, accetta in maniera figurata il sistema della tranquilla borghesia per bene. La vita fatta di ristorante, lavoro fisso, moglie, figli e qualche piccola trasgressione.

Nel complesso un romanzo divertente con tante piccole sorprese, tanto per dare un’idea dello stile e del taglio aulico con parole volgari: ” -Sembra un racconto di Jack London. -Jack ‘sto cazzo, leggi troppo, ti rovinerai la vista. -E’ perché scopo poco… Insomma vai avanti.” (p. 108) Delitto e indagine in questo libro non hanno nessuna importanza, il punto centrale è la prigione dove vivere che ognuno di noi sceglie liberberamete.

Il Meglio Che Possa Capitare a Una Brioche di Pablo Tusset, Feltrinelli collana Universale Economica, p. 310, 8 euro, 2004

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