Il Minotauro Esce a Fumarsi una Sigaretta

minotaurofumasigarettaRecensione di Fabrizio Garlaschelli

I personaggi della mitologia non si estinguono mai. Sono eterni come gli dei ed i terrori umani. Magari lavorano precariamente da aiuto cuochi in qualche steak house della Carolina del Nord. Magari hanno perso coscienza del loro passato e, al pari degli Immortali di Borges, vivono in uno stato catatonico di semi idiozia. Fatto sta che il nostro M (che sta per Minotauro, guarda caso allo stesso modo di M, il mostro di Dusseldorf, il film di Fritz Lang del 1931) è parco di pensieri e conduce una vita qualunque meravigliandosi che la gente vada a mangiare nella Bisteccheria di Grub, dove lavora, (Grub vul dire “pappa”, ma anche “sciattone”, “sudicione”). Dimora in una sgangherata roulotte, nel Complesso Case Mobili Ferro Di Cavallo, aiutando vicini e colleghi ad aggiustare vecchie auto (suo orgoglio e passione) o a traslocare. Nessuno si accorge di lui, né fa caso alla sua imbarazzante diversità. È anonimo tra anonimi. Fuma sigarette al mentolo che lo disgustano e regge male l’alcool. Ha sogni minimalisti: vendere hot dog in un chiostro ambulante tutto suo e magari sposare Kelly, epilettica, sincera e garbata cameriera dotata di seni flaccidi e grandi.
Sherrill, pittore, poeta, narratore e saldatore, è nato nel 1961. Autore di sicuro talento, qualcuno l’ha paragonato a Carver, ha cambiato vita in seguito ad un corso di scrittura creativa.

Il Minotauro Esce a Fumarsi una Sigaretta di Steven Sherrill, minimum fax, collana Sotteranei, pp.307, euro 14, 2004

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