Il minotauro

minotauroRecensione di Martina Busnelli

Il minotauro di Friedrich Durrenmatt è altro non è che la riscrittura del mito del minotauro: essere per metà uomo e per metà uro, nato dall’accoppiamento di Pasifae con un toro caro a Poseidone, rinchiuso nel labirinto e ucciso da Teseo con l’aiuto di Arianna. Il labirinto della versione di Durrenmatt è ricolmo di specchi che replicano all’infinito l’immagine del minotauro e delle figure umane con le quali entra in contatto. Il mostro, che vive la sua doppia natura bestiale e umana, non ha piena consapevolezza di ciò che lo circonda e nel labirinto, l’immagine di sé replicata dall’infinito numero di pareti a specchio in cui tutti sono suoi simili e ripetono i suoi gesti convincono il minotauro che il mondo e fatto solo dai suoi simili e lui ne è il un re. Inizia cosi una danza che viene interrotta solo dall’incontro con l’altro il diverso: con la donna e con l’uomo, difformi ed estranei. Il minotauro cerchera di coinvolgerli nel suo gioco, ma nello stesso modo con cui sono comparsi spariranno, lasciando il mostro sorpreso che non capisce cosa sia successo. E Sarà proprio l’incapacità a differenziare tra realtà e finzione e a decifrare il succedere degli eventi che porterà il minotauro a cadere nel tranello di Teseo che mascherato
da minotauro, lo colpirà a morte mentre il mostro gli si getta tra le braccia sperando d’aver trovato finalmente un amico. Il mito, in Durrenmatt, diviene consapevolezza dell’impossibilità, dell’incolmabile distanza che separa l’uomo dalla vera conoscenza, e ancora l’uomo dall’alter, dal diverso da sé. Il minotauro non è altro che vittima, figura meritevole di compassione e per sua natura non responsabile di ciò che succede come potrebbe, d’altronde, essere giudicato colpevole della gioia che lo pervade alla visione d’un corpo di donna che danza fra gli specchi assieme a lui, che si allontana e torna ad accostarsi, corpo che istintivamente l’essere mostruoso desidera e possiede, incapace di bilanciare la furia e comprendere il dolore inflitto? La responsabilità è, invece, di Teseo che ha piena consapevolezza dell’inganno e della limitatezza
del minotauro.
La scrittura di Durremat, sempre dal punto di vista del minotauro, ha un ritmo che fa sembrare tutto il racconto una ballata che però non riesce a superare il livello di gioco intellettuale e a coinvolgere il lettore nel dramma esistenziale del Minotauro.
Cosi come non convince il libretto che raggiunge a malapena una cinquantina di pagine, con testo in tedesco a fronte e tavole illustrate. Come avrebbe detto mia nonna: un investimento poco lungimirante e di breve durata!

Il Minotauro di Friedrich Durrenmatt, Marcos y Marcos, p. 72, 8 euro, 1997

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