Il Vecchio con gli Stivali

vecchioconstivaliRecensione di Luca Rachetta

Questa silloge di novelle prende il titolo da Il Vecchio con gli Stivali, un lungo racconto che viene considerato tra le cose migliori scritte da Brancati.
Aldo Piscitello, il protagonista, è un modesto e anonimo impiegato presentato attraverso un registro comico che si costruisce sul contrasto tra il personaggio e l’ambiente che lo circonda, quest’ultimo aggressivo e prevaricatore quanto egli è debole e pacifico. E’ affetto da “sbadigliarella nervosa”, sintomo che rivela la presenza, nel fondo di un animo fin troppo pacato e privo di nerbo, di un barlume di dignità che emergerà nel corso della narrazione e si estrinsecherà nell’opposizione silenziosa ma sincera al regime fascista, che non poggia su basi ideologiche ma sull’ostilità nei confronti della prepotenza perturbatrice della tranquillità e della libertà di non immischiarsi nella politica.
“In fondo”, disse la moglie, “il fascismo è una gran bella cosa!”.
“Non dico di no”, fece egli che, nei giudizi, era sempre rispettoso.
“Ha fatto le strade; c’è ordine; nessuno più disturba i galantuomini; ti ricordi quando i comunisti ti fischiarono perché avevi in mano il pacchetto di dolci, che non era nostro…?”
“Era del signor sindaco”, disse Aldo Piscitello.
“Mi piace come fa crescere i giovani! Guarda che i giovani vanno pazzi per Mussolini!”.
“Non dico di no, non dico di no! Ma io mi son fatto sempre gli affari miei, e ora non so che cosa vogliano con questo fascismo!”

Al di là del singolo racconto, i fondamenti stilistici e tematici della raccolta sono senz’altro la fantasia, l’invenzione, il registro tragicomico e il “buffo”, caratteristiche peculiari della scrittura novellistica umoristica cha da Pirandello e Palazzeschi giunge fino a Brancati.
Il tragicomico, infatti, è di per sé connaturato al comico brancatiano, e alla categoria dei “buffi” possono essere ricondotti tanto Aldo Piscitello quanto, ad esempio, il protagonista del racconto intitolato Passo del silenzio, Giovanni Damigella, nel quale albergano le ragioni dell’uomo comune, cui sfugge il senso di un’esperienza tanto assurda quanto la guerra e che, terminato il secondo conflitto mondiale, prova non più la paura, ma il desiderio di morire, poiché non se la sente di continuare a vivere dopo aver sperimentato la crudeltà e l’assurdità dell’esistere.
Estranei alla realtà politica e sociale e incapaci di vivere, i personaggi de Il vecchio con gli stivali scorgono, e dunque soffrono, il non senso che fagocita il mondo.
Altro “monumento” all’arte di Brancati, assolutamente da non perdere.

Il Vecchio Con Gli Stivali e Altri Racconti di Vitaliano Brancati, Bompiani, p. 283, 1993

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