In Un Milone Di Piccoli Pezzi

unmilionepiccolipezziIn Un Milone Di Piccoli Pezzi è pseudo biografia di James Frey dei suoi primi ventré anni di vita, l’autore ha dovuto ammettere che alcune delle sue disgraziate vicende se le è inventate oppure gonfiate, ma non è questo il problema del libro.

Storia di un tossicomane alcolizzato che entra in una clinica per disintossicarsi, non accetta le regole ma è talmente forte di spirito che riesce a perdere tutti i vizi e a condurre una vita normale. I modelli seguiti da Frey sono abbastanza lampanti, non riesce minimamente a raggiungerli, tenta di scimmiottare Christian F. Noi I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino e Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo. Tutte le vicende di James sono raccontate in maniera didascalica, una serie di azioni insignificanti e dialoghi inutili, spesso paginate di dialoghi socratici al contrario: l’allievo genio che dà risposte saccenti all’insegnante scemo. Una sorta di corso di autostima per affrontare la vita, tra luoghi comuni e frasette illuminanti pescate dal Tao si trova la via verso la salvazione. Gran parte della narrazione si svolge in sala mensa, mangiano sempre, Frey si preoccupa di metterci al corrente delle portate di ogni pasto, in qualche modo doveva pure riempire quattrocentocinquanta pagine. Poi ci sono vette mirabolanti degni di un racconto dell’orrore. A parte la quantità di deiezioni corporee, il punto saliente lo raggiunge con il dentista. C’è gente che vive con denti marci per tutta la vita ma non James Frey. E’ mezzo morto, il suo corpo distruttuto da alcol e crack, non si regge in piedi, è lo spettro dolorante di se stesso, è da pochi giorni clinica riempito di farmaci per salvarlo e che gli fanno? Lo portano subito dal dentista per sistemargli due molari e ricostruirgli i due denti davanti. Non possono somministragli nessuna anestesia e gli sistemano i denti a colpi di trapano sui nervi vivi. Frey ci racconta con dovizia di particolari l’immenso dolore e la perizia del dentista che è un vero fenomeno: riesce a ricostruire e installargli due palettoni nuovi senza nemmeno prendere un’impronta, sistema tutti i denti in un pomeriggio. Anestesia a parte, voglio anch’io questo dentista miracoloso.

Per descrivere tutto ciò Frey cerca di avvalersi di uno stile alla “me ne frego della sintassi”, il risultato è una serie di frasi piene di congiunzione “e”, tante ripetizioni e un po’ di turpiloquio che non guasta mai. Poi a metà libro anche Jimmy si stanca di scrivere in questo modo e lo stile si normalizza, tanto è lo stesso.

Così leggendo le banalità senza un accenno di ironia di In Un Milione Di Piccoli Pezzi, ho ripensato a un libro che mi avevano costretto a leggere decenni orsono e che mi trovo a rivalutare: La Coscienza Di Zeno e l’incapacità di smettere di fumare.

In Un Milone Di Piccoli Pezzi di  James Frey, TEA, 2003, 459 pp, 7.5€

 

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