Ingresso vietato a cani e attori.

Dovrei parlare della favolosa avventura del self publishing, cantare  successi e insuccessi e del “come si fa”, dovrei? Forse sì, forse no.
Non ho elementi oltre me stesso per giudicare il tutto, non ho dati di mercato, non sono un esperto né di marketing né di editoria. Non ne so nulla.
So solo una cosa: ho scritto un storia.
Una romanzo forse incomprensibile, forse bello, forse brutto, forse innovativo o forse no. Onestamente non me ne frega niente.
Volevo scrivere questa storia, bella o brutta che sia, e l’ho scritta.E poi c’è la domanda ossessiva di chiunque ti rivolga la parola: il libro vende? La risposta è: sì, oltre ogni mia aspettativa.
Quanto sto vendendo? Circa cinquanta copie al mese tra ebook e libri di carta.
Tra alti e bassi.
Tra elogi e stroncature. (Le stroncature sono sintomo che qualcuno ti sta leggendo oltre i parenti, tanto stroncano perfino Joyce e Proust,  l’importante è che se ne parli “perchè l’ignoranza fa paura ma il silenzio è uguale a morte”)

Un numero di vendite ridicolo? Forse.
Ma nel panorama italiano sappiate che anche libri pubblicati da grandi editori non vendono niente, sappiate che anche autori rinomati quando vendono 3000 copie in un anno stappano una bottiglia di bracchetto per festeggiare.
Fatevi i conti, fatemi i conti in tasca: sul prezzo dell’ebook mi danno il 70% del prezzo di copertina, su quello di carta circa 80 centesimi di euro, ovviamente il tutto è al lordo delle tasse.
Quando a Hollywood iniziarano la grande avventura del cinema, traditur est che nei ristoranti venisse affisso il cartello “vietato l’ingresso a cani e attori”, per i self publisher è più o meno lo stesso: niente presentazioni, niente passaggi pubblicitari di qualisiasi tipo, se non ti ha pubblicato qualche grande editore o non avete pagato qualche editore di basso cabotaggio per farvi pubblicare siete degli appestati che puntano sul libro e non sul successo degli editori stessi-
So solo una cosa: non devo niente a nessuno.
Non ho speso un euro. (4€ per l’epub su Narcissus, e mi pento di averli spesi: investimento inutile, almeno nel mio caso)

Non ho pagato recensioni, editori, non ho chiesto favori, non ho chiesto niente a nessuno. Ho solo il mio libro, le mie storie da raccontare che vi piacciano o no.
Ho fatto una scommessa su una cosa sola: il romanzo in se stesso.

Giudicate le avventure di Andrea Sperelli, Angelina Du Mont, Ettore Barenghi, Richard Harris, Mary Alcot.
Giudicate se sono state scritte bene o male.
Ma non rompetemi le palle su tirature, soldi e cazzate del genere.

Perché tanto non cambia niente, un romanzo non è bello o brutto perché l’ha pubblicato Feltrinelli o Mondadori, perché l’avete comprato in una libreria o perché ve l’ha consigliato il vostro professore o vostra nonna. Se un romanzo è bello, lo è a prescindere da tutto.

E perché ho potuto scrivere quello che volevo come volevo. Avrebbe potuto essere migliore? Perfino il Paradiso Terrestre e Achille l’immortale avevano un punto debole: tutto è perfettibile.

Kerouack ha scritto “On the Road” su un rotolo di carta igienica che è stato venduto all’asta per qualche milionata di dollari, Jack Kerouack è morto con dieci dollari in tasca. Il tanto elogiato Dostojevkj vendeva settemila copie in tutto il mondo. Moravia, per citarne uno tra i tanti, si è pagato di tasca sua la pubblicazione del suo primo romanzo.

Tanto per dire che personaggi tanto elogiati ora sono stati presi a calci in culo in passato.

Perché il mondo e la Storia la cambiano le minoranze che portano nuove idee non chi è al potere o le accademie.

E come per tutto quanto: non giudicate i libri dalle copertine, dagli editori, dagli autori. Giudicate i libri per quello che sono: storie e parole. Finché ci sarà Sangue al Cuore.

PS. Prometto che poi parlerò un po’ meno polemicamente e più razionalmente della faccenda, ma gli elementi di fondo credo siano questi.

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