Intervista a Carlo Menzinger

CarloMenzinger Carlo Menzinger, nato a Roma il 3 gennaio 1964, si è laureato in Economia e Commercio, lavora in banca (dove, attualmente, si occupa di finanza strutturata), è sposato dal 1994 e ha una figlia nata nel 1997. Vive a Firenze.
Dopo la raccolta di poesie giovanili Viaggio Intorno Allo Specchio (Ed. Gabrieli),
ha pubblicato i due romanzi ucronici Il Colombo Divergente (ormai alla seconda edizione) e Giovanna e l’Angelo, il thriller Ansia Assassina,il volume Parole nel Web che racchiude tre suoi scritti, realizzati a quattro mani con altrettanti amici (il romanzo Se Sarà Maschio lo Chiameremo Aida, con Andrea Didato; la storia in versi Cybenetic Love, con Simonetta Bumbi; il racconto lei si sveglierá, con Sergio Calamandrei). Con Bumbi e Calamandrei ha anche scritto un romanzo a sei mani su vampiri e licantropi (Il Settimo Plenilunio) che è poi stato illustrato da diciassette artisti.
Ha curato la silloge di racconti ucronici Ucronie per il Terzo Millennio, che riunisce allostorie scritte da lui e da altri diciassette autori.
Ha in via di pubblicazione il romanzo di fantascienza Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale
La maggior parte dei suoi lavori sono editi da Liberodiscrivere.Ha, inoltre pubblicato, racconti, poesie, saggi e recensioni su varie antologie, riviste e siti web.
Il suo sito è www.scrivo.too.it. Il suo blog è http://menzinger/splinder.com.
Cos’è l’ucronia?

Chi non si è mai chiesto “cosa sarebbe successo, se…?” Applicando questa domanda alla Storia, otteniamo un’Ucronia o Allostoria, un racconto, cioè in cui si immagina che le vicende dell’umanità abbiano seguito un corso diverso. Nel mio romanzo Il Colombo divergente, ad esempio, immagino che Cristoforo Colombo sia imprigionato dagli aztechi e in Giovanna e l’angelo che Giovanna D’Arco sia sopravvissuta al rogo in cui morì giovanissima. Molti altri esempi di allostorie si trovano nell’antologia da me curata Ucronie per il terzo millennio – allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi in cui ho riunito 46 racconti di 18 autori, me compreso.

Perché scrivi romanzi ucronici?

Perché scrivo ucronie? Un po’ per caso, come spesso succede, dato che in realtà amo anche altri generi letterari. A metà degli anni novanta mi venne in mente di scrivere un romanzo in cui un evento importante per la Storia dell’umanità non fosse avvenuto. Ancora non sapevo che esistesse un genere letterario chiamato Ucronia. Tra gli eventi ne scelsi uno dei più rilevanti: la scoperta dell’America. L’idea era di mostrare come bastasse pochissimo a stravolgere la Storia per come la conosciamo. Il gesto di un indigeno, nel caso de Il Colombo divergente.

In che epoca ti trovi adesso?

In un terzo millennio ucronico in cui Sparta domina il mondo. Forse dovrei tenerlo segreto, ma questo è il tema del romanzo che sto scrivendo ora. Sono però un Viaggiatore nel Tempo e mi trovo anche nella preistoria assieme a Jacopo Flammer, il piccolo protagonista del mio Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale,
il romanzo che pubblicherò in autunno. È un romanzo di fantascienza per ragazzi in cui un ragazzino dei giorni d’oggi attraversa una Porta del Tempo e si ritrova nella preistoria. Non sarà però solo un viaggio nel passato, perché assieme a lui, arriveranno anche strani esseri provenienti da un universo divergente (in cui la Storia è mutata ucronicamente molto tempo fa), che gli renderanno la vita molto dura.Due epoche molto diverse dal tardo medioevo in cui ero abituato a muovermi con Il Colombo divergente e Giovanna e l’angelo o dai tempi moderni dei thriller Ansia assassina e La bambina dei sogni (un romanzo, ancora inedito, che spero di pubblicare l’anno prossimo).
Spesso, però, vivo nel futuro. Penso sempre a dove stiamo andando. Vorrei scrivere un vero romanzo di fantascienza.
Non vuoi dirci di più su quello che stai scrivendo adesso?Credo di aver detto anche troppo. Posso solo dire che sto cercando di metterci il meglio di quello che ho imparato scrivendo gli altri libri: l’ucronia e la profondità de il Colombo divergente e di Giovanna e l’angelo, lo stile veloce e i continui rivolgimenti di Ansia assassina, una maggior facilità e immediatezza di lettura imparata scrivendo Jacopo Flammer, la gestione di numerosi personaggi come ne Il Settimo Plenilunio, la gestione dell’attesa de La bambina dei sogni e di Ansia assassina e molto altro, spero.

Devi convincere un fantino a leggere i tuoi romanzi, cosa gli dici?

Se leggerai Ansia assassina, riuscirai a sorprendere i tuoi avversari: al primo giro penseranno di aver capito il tuo modo di correre, ma nel finale cambierai tutto e li spiazzerai.

Se leggerai Giovanna e l’angelo, capirai che tutto può cambiare e che il sogno sconfigge la realtà.
Se leggerai La bambina dei sogni, imparerai a dare sostanza ai sogni.

Se leggerai Il Colombo divergente, scoprirai che la Storia si fa con i se e potrai vincere anche le gare che hai perso.
Leggere o scrivere?

Non si può scrivere senza leggere. Farlo è pura presunzione. Per ogni libro scritto, bisogna averne letti centinaia. Non credo si possa prescindere da quello che è già stato scritto, anche se non bisogna restare legati al passato, ai generi, ai modelli. Bisogna conoscerli per andare avanti.

E come si può leggere senza aver voglia di scrivere? Ogni libro che leggo mi fa desiderare di scriverne un altro.
Il libro migliore che hai scritto?

Quello che scriverò un giorno. Ogni libro ci fa crescere e migliorare. A volte però la crescita richiede di fare dei passi indietro per prendere la rincorsa.

Sono molto legato a Il Colombo divergente, essendo il primo romanzo che ho pubblicato (e il primo a essere ripubblicato) . È un romanzo complesso con più piani di lettura. Per chi si vuole fermare alla superficie è un romanzo d’avventura e un’ucronia. Se scavi un po’ scoprirai che parla di un uomo, del suo sogno, della sua sconfitta e della sua ostinazione. È anche un romanzo sull’incontro tra culture diverse, sul passaggio tra due epoche, sul viaggio, sul simbolismo, sulle società segrete…

In Giovanna e l’angelo ho ripreso la struttura de Il Colombo divergente, rendendola ancora più complessa. A questo punto ho sentito l’esigenza di ritrovare la semplicità e l’immediatezza.

I primi due romanzi erano scritti in seconda persona e con un particolare punto di vista. Con Ansia assassina sono tornato ai giorni d’oggi e ho scritto una storia veloce, in terza persona, in cui in ogni capitolo succede qualcosa. La particolarità è che tutto ruota attorno a un protagonista che non compare mai. Avevo però bisogno di ottenere una semplicità ancora maggiore. Ho così scritto prima il romanzo collettivo per adolescenti Il Settimo Plenilunio e poi il romanzo per ragazzini Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale. A questo punto mi è parso di aver riguadagnato la gestione della “semplicità” e sono tornato a scrivere qualcosa di più complesso con il thriller parapsicologico La bambina dei sogni. Il passo successivo è il romanzo che sto scrivendo ora. Quello che seguirà spero, dunque, possa essere ancora migliore.
Un libro che odi?

Odiare un libro? Perché mai? Ogni libro ti dà qualcosa. Leggo di tutto. Ci sono molti libri che non mi sono piaciuti, ma non li ho mai odiati, perché mi hanno comunque insegnato “come non si scrive”.
Un libro che ami?

Come non odio nessun libro, così li amo tutti. Si cambia ogni istante. Quel che ci piaceva ieri, ci piacerà anche domani? A ogni libro che leggo divento un altro. Ci sono stati libri che ho amato particolarmente, ma ho paura a riprenderli in mano, perché temo che potrebbero deludermi.

Da bambino adoravo Salgari e Verne. Da ragazzo idolatravo Asimov. Qualche tempo dopo mi sono appassionato a Hesse, Kundera, Eco, Kafka. Poi ho scoperto i sudamericani, Marquez, Amado, Allende.
Ora sto cercando di approfondire la conoscenza dell’ucronia e del romanzo gotico.

L’ultimo libro che mi è piaciuto è stato L’eleganza del riccio, che ho finito l’altra settimana, però c’ho trovato numerose debolezze: sto diventando esigente. Trai libri letti quest’estate mi sono piaciute l’ucronia di Turtledove Invasione Anno Zero, e quella di Wilson “Darwinia”, però non so se metterle nella lista dei libri che amo di più. In primavera ho letto “Il donatore” di Lowry che mi ha colpito per la sua grande semplicità. A volte anche tra gli autori poco noti trovo dei libri che mi colpiscono, come il tuo Senza ritorno. Ho letto moltissimi esordienti e tra loro ho apprezzato soprattutto Alessandra Libutti, Laura Costantini, Paolo Ciampi, Alessandro Bastasi, Francesco Barbi, Alessandro Soprani, Stefano Cafaggi (cioè proprio te), Monica Caira Monticelli, Elisabetta Modena, Giulia Ghini, M.P. Black, Marco Mazzanti, Rossella Drudi e Lina Dettori. Non pochi, vero? Eppure pochi vi conoscono. Un peccato.
Devi convincere un carrozziere a leggere i tuoi romanzi, cosa gli dici?

Sempre più difficile! Già era tosta la domanda sul fantino. I primi romanzi li ho scritti soprattutto per me, ora penso spesso al lettore potenziale, così Jacopo Flammer è per ragazzini, Il Settimo Plenilunio per adolescenti, però a un target così “specifico” non avevo mai pensato!

Quando penso a un carrozziere mi viene in mente che si occupa della parte esterna dell’automobile, della sua “superficie”, non del motore, la sua “profondità“. Mi viene allora in mente il bel saggio di Baricco I Barbari, soprattutto la parte in cui dice che il mondo sta cambiando e che il “senso delle cose” non è più nella profondità, ma nella “superficie”. Ebbene, i miei romanzi Il Colombo divergente e Giovanna e l’angelo sono romanzi “baricchianamente antichi”, in cui il senso è nascosto in profondità. Al carrozziere, allora, consiglierei di leggere Ansia assassina e di far leggere a suo figlio Jacopo Flammer o Il Settimo Plenilunio. Qui il senso è evidente, è nella superficie, nel flusso degli eventi.
Oltre a scrivere, quali altri passatempi coltivi per rovinarti il tempo libero?

(variante della solita domanda: perché scrivi?)

In effetti scrivere è il mio passatempo ideale: scrivo perché mi diverte farlo.

Il miglior modo che ho per rovinarmi il tempo libero è andando in palestra. Me lo rovino davvero, perché sono uno che odia lo sport, ma mi impongo di tenermi in esercizio e così ogni settimana mi metto a sollevare varie tonnellate di ferraglia sotto forma di attrezzi ginnici.

Il mio tempo libero, però, prima che ai libri, è dedicato alla famiglia, a mia figlia in particolare. Mi piace viaggiare, guardare un buon film o un bello spettacolo teatrale. Evito di guardare la TV, nel senso che la uso solo come strumento per guardare film, quasi mai tra quelli “in programmazione” (solo DVD o on-demand).
I grandi editori sono cattivi?

Sicuramente no. Un editore è un azienda e il suo fine è il profitto. Un grande editore può forse permettersi il lusso, ogni tanto di rischiare su qualche esordiente (e io credo che ne leggano comunque tanti e anche con una certa attenzione), ma, di norma, deve puntare su titoli che gli garantiscano un ritorno economico. È il mercato. I piccoli editori oggi, grazie a e-books e print-on-demand possono anche permettersi di pubblicare autori sconosciuti. Non avendo i costi di stampa e distribuzione, gli basta vendere poche decine di copie. Credo che anche qualche grande, comunque, stia provando a pubblicare su e-book autori sconosciuti. Conosco personalmente alcuni autori minori che sono stati pubblicati da case importanti. Questo però non basta per avere successo e per vivere di libri, un lusso riservato a pochissimi.
Credi ai documentari di Roberto Giacobbo?

Roberto Giacobbo, chi è costui? Come dicevo non guardo la TV. Comunque, non credo nel paranormale, negli UFO, nei vampiri e nei licantropi. Ne scrivo solo perché mi permettono di costruire delle storie, sono la base per raccontare qualcosa del mondo, dell’uomo e del nostro tempo. Purtroppo nel mondo reale c’è ben poca magia e i misteri sono solo buchi nella conoscenza. Anche per questo è bello leggere.
La letteratura è importante?

Se fossi Dio e dovessi scegliere tra eliminare dal mondo, una sola tra le materie “scolastiche”: Scienza, Filosofia, Pittura, Matematica, Letteratura, Storia, Geografia, eccetera, penso che avrei seri dubbi, ma che la Letteratura non sarebbe proprio al sicuro.

Credo, però, che la Letteratura, per l’umanità sia rilevante: nei libri non c’è solo il nostro passato. Nei libri c’è il presente e c’è il futuro. Nei libri ci sono i sogni dell’Uomo. Come si potrebbe vivere senza sogni?
Scegli: dieci milioni di euro esentasse o povertà e gloria letteraria?

In un certo senso è una scelta che, purtroppo, ho già fatto, è con una posta assai meno alta. Quando dopo il Liceo Classico dovevo scegliere l’Università ho rinunciato a fare Lettere, per una Facoltà che mi permettesse di trovare lavoro. Ed è una scelta che rinnovo: come posso rinunciare, con una famiglia a carico, a uno stipendio per inseguire sogni di gloria letteraria?

Quella che poni, comunque, è una falsa scelta: se avessi davvero dieci milioni di euro, anche tassati, penso che potrei finalmente dedicarmi davvero alla scrittura. Questo non mi garantirebbe certo gloria letteraria, ma mi consentirebbe di portare avanti almeno qualcuna delle diecimila idee di romanzo che mi frullano continuamente in testa. Perché non mi organizzi una colletta?
Certo, lo faccio subito: mandate un contributo in denaro, no monete che pesano nelle buste, evitate assegni, solo contanti, mi incarico io di darli a Carlo. Grazie a tutti.
Che importanza ha internet per un autore emergente?

Credo che il web stia dando una grande quantità di opportunità a tutti gli autori. I siti letterari consentono a tutti di trovare lettori per racconti e poesie. Spazi come aNobii mettono in contatto autori di libri editi con migliaia di lettori potenziali. Nel web si moltiplicano i contatti con editori e premi letterari. Anche come fonte di documentazione il web è un grande passo avanti. Per scrivere Il Colombo divergente negli anni novanta non usavo ancora internet e ho dovuto comprare numerosi libri per trovare le informazioni che mi servivano. Oggi trovo molto, se non tutto, in rete.

Lo stesso Colombo divergente non sarebbe mai stato pubblicato, se, qualche tempo dopo averlo finito, non avessi cominciato a frequentare i siti di scrittura e su uno di questi www.liberodiscrivere.it, i lettori non lo avessero selezionato per essere edito da Liberodiscrivere.
Le stroncature fanno bene?

Dipende da come si reagisce. Una vera stroncatura, può tagliarti lo spazio sul mercato, però un buon autore impara molto dalle critiche.

I tuoi romanzi sono mai stati stroncati?

Stroncature non ne ho mai ricevute (caso mai sono stato ignorato dai media), ma, ovviamente, i miei romanzi non sono per tutti e così alcuni lettori si sono entusiasmati per un romanzo e altri hanno detto non rientrava nel loro genere. Del resto non tutti amano il thriller e pochi conoscono le ucronie, quanto ai romanzi gotici, alcuni leggerebbero solo di vampiri e licantropi e altri non ne leggerebbero una pagina.

Ho però apprezzato molto quei lettori che mi hanno evidenziato alcune debolezze specifiche dei testi, dei refusi o alcune limature da fare. Il Colombo divergente, uscendo in seconda edizione, ha tenuto conto anche di questi suggerimenti e lo stesso spero di poter fare con “Ansia assassina” di cui vorrei curare una nuova edizione.

Nel complesso comunque la maggior parte dei miei lettori sembra apprezzare quello che scrivo. Non sono pochi quelli che dopo aver letto uno dei miei libri, poi ne leggono anche un altro. Credo sia il miglior apprezzamento.
L’elogio migliore che hai ricevuto?

Credo sia stato quando mi hanno detto: “Il Colombo divergente è il miglior libro che ho letto”.
Cosa ti rende felice?

Il silenzio.

Mia figlia.

La fantasia.

La speranza.

Scrivere.

Poniti una domanda e datti una risposta.

Perché scrivo ancora? Dopo così tanti libri, tra quelli scritti da solo, quelli da me curati, quelli scritti con altri e le partecipazioni ad antologie, sono ancora un autore poco noto, per quanto abbastanza apprezzato dai pochi che mi hanno letto. Altri, forse, avrebbero mollato da tempo.

Io, però, scrivo soprattutto perché mi piace, mi diverte e sento l’impulso a farlo. Spero nel successo, solo perché mi permetterebbe di trasformare un hobby in un lavoro. I commenti dei miei (pur pochi) lettori mi spingono oltre che a scrivere (come smettere?) anche a pubblicare ancora.

Mi vuoi ancora bene dopo questa intervista?

Ti sposerei, anche se non ti ho mai visto e i maschiacci come te non sono proprio il mio tipo!

Ok, ne parlo con mia moglie

Chissà, però, se, dopo tutte queste parole, qualcuno è riuscito ad arrivare fino a qui con la lettura senza odiarci troppo.

Lo verifichiamo da come va la colletta

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