Io Sono Charlotte Simmons

charlottesimmonsCharlotte Simmons è una specie di santa Maria Goretti del terzo millennio. Ingenua provinciale cerca di affermarsi tra i ricchi rampolli dell’alta società americana. Gli universitari sono tutti, senza esclusione, un misto di ignoranza abissale e arroganza. I drammi della giovane Charlotte ruotano tutti intorno allo stesso gran dilemma: preservare la verginità. Nel 2004 d.c., questo è il problema dominante: nemmeno la regina Vittoria sarebbe arrivata a simili vette.
Charlotte viene spiumata intorno a pagina 550, seguono 200 pagine di drammi interiori e venti di happy end.
Wolfe, che è un po’ un Balzac a stelle e strisce, anche questa volta punta il dito contro i vizi e le miserie dell’america ricca. Ma i risultati sono piuttosto distanti da Il Falò della Vanità (questo invece è assolutamente da leggere). Io Sono Charlotte Simmons è un romanzo molto lungo, prolisso e ripetitivo. Abbiamo capito: i ricchi sono stronzi.
Il difetto peggiore resta comunque quello di essere ormai furoi tempo, a titolo di esempio: Charlotte impara ad usare il telefono cellulare a pagina 749: “[Charlotte] Premette il tasto dellaccensione. Lo aveva imparato guardando Beverly.” Siamo ai confini della realtà.
Qualcosa di positivo comunque cè. Wolfe è come sempre abile a creare personaggi “simbolo”, in grado di rappresentare un intero milieu. Interessante anche la descrizione dei meccanismi che regolano le prestigiose università americane, sempre che si creda a Wolfe sulla parola.
Wolfe si prodiga nel tentare di imitare il linguaggio dei “ggggiovani doggi”, il risultato è patetico. In qualche modo lo ammette lui stesso nella prefazione. Fa lo stesso effetto dei vecchi vestiti da giovani.
Credo che sia il romanzo con più punti esclamativi e di domanda presente sul mercato.

Io Sono Charlotte Simmons di Tom Wolfe, Mondadori, collana Oscar bestsellers, 777 p, 10,80 Euro, 2006

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