La Città della Notte Rossa

cittanotterossaRecensione di Fabio Caramia.

La storia dell’umanità avrebbe potuto essere diversa se fosse stato inventato prematuramente il fucile a cartucce? A chiederselo è Mr. Burroughs in questa ambiziosa fiction di ispirazione picaresca che è anche l’opera di svolta della sua produzione. Burroughs abbandona quasi completamente le tecniche del cut-up e del fold-in con le quali aveva sconvolto l’idea stessa di romanzo, e si concentra su un aspetto secondario della suo opera, la storia. Bé, tre storie, per essere precisi, che viaggiano su binari paralleli (e su piani temporali diversi) fino a quando Burroughs non decide di farle confluire in una sola, spiazzando il lettore e strappandogli le rotaie da sotto i piedi, per così dire: quella della Repubblica dei pirati creata per impulso del capitano Mission all’inizio del XVIII secolo sulle coste del Madacascar; l’inchiesta del detective Snide, incaricato di spiegare la scomparsa di un adolescente, e la descrizione delle sei città della notte rossa, microcosmi immaginari di una società contemporanea nel deserto dei Gobi centomila anni fa.
Burroughs utilizza diversi generi, dal racconto di avventura, alla fantascienza, al noir per rileggere la storia dell’umanità in chiave biologica. Dominato dalle ossessioni chiave della sua narrativa – quelle del bisogno, del controllo, e del bisogno di controllare – Città della notte rossa è un romanzo spaventoso e bellissimo, allucinato e profetico, amaro e ricco di humor nero.

La Città della Notte Rossa di William S. Burroughs, Arcana, collana Controstorie, p. 379, 16.50 euro, 2006

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