La dea bianca

deaBiancaRecensione di Fabio Caramia.

In materia di miti, leggende e tradizioni culturali dell’antichità Robert Graves non ha rivali. Poeta, storico, antropologo ed erudito immensamente dotto, nato nel 1985 e morto nel 1985, Graves è soprattutto famoso al grande pubblico per alcuni “romanzi storici”. I più celebri sono Io, Claudio (1934) e il seguito Il Divo Claudio – in cui descrive la società e i costumi dell’antica Roma, vista dagli occhi del balbuziente e claudicante imperatore (suo malgrado) Claudio. Ma le opere per le quali sarà sempre ricordato, i suoi capolavori riconosciuti, sono due libri della sua vasta produzione saggistica: I Miti Greci e La dea bianca.
La Dea Bianca (The White Goddess, 1948) non è solo una grammatica storica del mito poetico. E’ un libro straordinario, folle, visionario, di una erudizione spaventosa ma che si legge come un romanzo di grande potenza evocativa e immaginativa. La tesi di Graves è che il linguaggio del mito poetico anticamente usato nel Mediterraneo e nell’Europa settentrionale fosse una lingua magica in stretta relazione con cerimonie religiose in onore della dea-Luna ovvero della Musa, alcune delle quali risalenti all’età paleolitica; e che esso resta a tutt’oggi la lingua della vera poesia. Chi fosse e quanti nomi avesse tale multiforme Dea Bianca che tutti i veri poeti conoscono, temono e venerano lo scoprirete se, con l’emozione di chi vive un percorso iniziatico, gusterete i preziosi frutti di questo libro, dove “a ogni passo si incontrano indovinelli – e talvolta si riesce anche a conquistare la giusta risposta”.

La Dea Bianca di Robert Graves, Adelphi, p. 596, 19 euro, 2009

,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

%d bloggers like this:
Disclaimer