La Macchia Umana

“perché c’è la verità e poi, ancora, c’è la verità” (p. 339) in questo passaggio, a occhio, c’è il tema centrale de La Macchia Umana di Philip Roth. Il romanzo conclude la trilogia iniziata con Pastorale Americana passando per Ho Sposato Un Comunista, punta dritto alla falsità della società, almeno quella statunitense. Tutti, nessuno escluso, cercano di essere qualcosa di diverso, nascondono tutti una vita passata completamente diversa da quella che conducono, una vita che nascondono per i più svariati motivi. Dalla bella, giovane, cinica e sola professoressa Delphine, scappata dalla Francia per auto realizzarsi nelle americhe, che arriva a distruggere con la diffamazione la vita di un uomo perché non può ammettere di esserne innamorata. Ovviamente Coleman Silk, l’afroamericano che riesce a spacciarsi per bianco e vivere da bianco, Faunia che finge di essere analfabeta, fino alla voce narrante Nathan Zuckerman: un io narrante in prima persona che narra in terza che sa molte, tantissime cose, ma non arriva a essere onnisciente.

Tutti mentono, la verità è un esercizio di ricomposizioni di pettegolezzi e malelingue, il clintonismo messo sotto accusa: il politically correct è una sorgente di ipocrisia, un’arma che viene utilizzata per nascondere la verità e seguire un perbenismo egoistico.

macchiaumanaLe menzogne de La Macchia Umana si perpetuano in allegorie di un america che permetteva ai neri di integrarsi a patto che diventassero dei “bianchi”, cioè rinunciassero alla loro cultura. Coleman Silk ci riesce benissimo, grazie al colore della pelle può rinnegare l’intera famiglia di colore e vivere e fare carriera da bianco.  Ѐ l’esatto opposto del fratello Walter Coleman che si afferma  lottando da afroamericano, rivendicando di essere un nero che riesce a far carriera in una società dominata dai bianchi contrapponendosi frontalmente a loro e soprattutto al fratello, fino a rinnegarlo.

Ne La Macchia Umana si parla un po’ di tutto: difetti del sistema educativo, politica, aspirazioni frustrate e ambizioni sbagliate, razzismo, violenza domestica, Vietnam, violenza, relazioni personali e amorose. Una sorta di trattato sulla società odierna in un gioco di specchi e bugie. Se c’è da trovare un limite al romanzo è proprio in questo pontificare un po’ su tutto, sempre in modo intelligente ma alle volte didascalico, un po’ trattatello. I personaggi son tutti un po’ filosofi e intrisi di profondi ragionamenti e visioni del mondo. Molto Tell e poco Show, lascia un interrogativo: narrato da un narratore per sua stessa ammissione non del tutto attendibile, ha raccontato tutta la verità? Zuckerman è riuscito a ricostruire l’intero puzzle oppure per scelta o per mancanza di elementi ha restituito una versione parziale?  Ѐ riuscito a sconfiggere “Il Diavolo della Piccola Città: i pettegolezzi, le gelosie, l’acrimonia, la noia, le bugie”? (p. 314)

La Macchia Umana, Philip Roth, Einaudi, 2000, pp.385, 12.5€

,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

%d bloggers like this: