La Partenza dei Musicanti

partenzamusicantiPrendete degli sperduti villaggi della Svezia, nel 1903, popolati da comunità bigotte timorare di Dio e fateci arrivare un agitatore socialdemocratico a predicare i diritti dei lavoratori: nasce un movimento operaio tragicomico.
Gli operai di questi paesini succubi dei loro padroni, ne hanno un timore quasi divino. Tanto che sono pronti a bastonare
l’agitatore socialisti che tenta di spiegargli che sono proprio i padroni a ridurli in miseria. L’agitatore Elmblad è un personaggio fantozziano,
perfino nel fisico. Ripete discorsi a memoria, sui quali anche lui ha qualche dubbio; votato al martirio, con masochistica devozione subisce insulti e torture per convertire i bacchettoni alla causa del partito.
Le parole dell’agitatore socialista non servono a niete, saranno le azioni dei venerati padroni a spingere gli operai ad organizzarsi, a scioperare, a chiedere l’intervento del sindacato: visto come Satana “I circoli operai venivano tollerati dai datori di lavoro. Ciò che li rendeva pericolosi era l’adesione al sindacato LO.
Era sulla questione dell’organizzazione che verteva il conflitto. L’importante era la lotta contro il potente sindacato. La lotta contro un movimento sindacale centralizzato e diretto dall’alto, quella lotta che allora, come in seguito, si ammantava di una bella retorica della libertà. Con el sue mille bocche il nemico parlava del diritto dell’operaio alla libertà di fare quello che voleva, di morire di fame liberamente, di essere libero davanti ai proprio dispotici capi, di avere il diritto di lavorare durante uno sciopero, di essere solo e libero nella lotta, di sottrarsi alle direttive centrali, di sottrasi al vincolo dell’organizzazione.
E tutto ciò avrebbe avuto lunga vita; benché in mondo più raffinato, più colto e sublimato, sempre cone le stesse, riconoscibili radici: la paura di un sindacato forte.” (p. 154) Ottant’anni dopo, per David Peace, in Gran Bretagna, le cose non vanno molto diversamente: GB84
La Partenza dei Musicanti, come qualsiasi romanzo degno di essere letto, non è solo una storia di masse. E’ anche il dramma umano di un uomo, Elmblad, il ciccione insicuro ma con una fede incrollabile nella causa. L’uomo cosciente della sua inettitudine che affronta umiliazioni indicibili pur di ottenere qualcos per gli altri, ma fose più per se stesso: per dimostrare di valere qualcosa.
E’ anche la storia di uomini che prendo coscienza di se stessi, della loro condizione di miseria umana ed economica. Dolorosamente imparano che nulla si ottiene dall’alto e che la lotta per i propri diritti si paga con il sangue. Nonostante la materia difficile, facilissimo scivolare nella retorica, Enquist riesce a mantenere un tono sobrio, mescolando abilmente comico e drammatico, ci mette persino un accenno di giallo pruriginoso. Stilisticamente c’è pure qualche guizzo interessante; il tentativo di riprodurre la parlata dialettale (mi chiedo come suoni in lingua dialettale) ma soprattuto spicca la sintassi spezzata e confusa dei pensieri di Elmblad che compare improvvisa e disorientante nella pacata narrazione in terza persona.

La Partenza dei Musicanti di Per Olov Enquist, Feltrinelli collana Universale Economica Feltrinelli, p. 283, 8.50 euro, 2008

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