La Pattuglia Dell’Alba

pattugliaAlbaLa Pattuglia Dell’Alba è un buon romanzo e  se non lo avessi letto non mi sarei perso nulla. Sarà perché sono poco interessato all’epica di giovanotti su una tavola da surf, sarà perché la componente poliziesca appare un’inutile deviazione dall’argomento reale che è il surf, non l’ho trovato particolarmente interessante. Mi spingo ad affermare che la cosa migliore che ha prodotto il surf sono i Beach Boys. Il surf credo sia una di quelle attività che se la pratichi è particolarmente emozionante, leggerlo è di una noia mortale.

Don Winslow costruisce una narrazione solida e ben fatta, non v’è dubbio.  Tra frasi fatte, magari è la traduzione, e nozioni di storia locale sull’evoluzione della riviera di San Diego, dagli hippies ai contadini giapponesi. Poi ci sono le solite cose di mafiosi in salsa hawaiana con droga, meretrici e ballerine tettone che fanno acrobazie sui pali, cose del genere. Non mancano i trafficanti di uomini e pedofili. C’è proprio tutto. Non può mancare l’eroe sfigato ma buono: Daniel Boone, ex poliziotto diventato investigatore privato che lavora poco, perché essendo uno stereotipo da manuale del surf è ovviamente più interessato alle onde, alle grigliate sulla spiaggia, le donne in bikini che non a risolvere crimini. Posso capirlo.

Le donne sono tutte bellissime, che facciano l’avvocato o la surfista. La differenza tra le donne di malaffare e quelle che stanno dalla parte dei buoni sono le misure del reggiseno. Gli uomini che compongono La Pattuglia dell’Alba sono tutti surfisti e quasi tutti poliziotti, parlano come ci si aspetta che parli uno che fa il surfista e il poliziotto. Però la pattuglia è politically correct ed è un melting pot di varia provenienza etnica.

Let’s go surfing now.

La Pattuglia Dell’Alba di Don Winslow, 376 pp., 11€, Einaudi, 2010

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