La Paura Del Numero 13

the-fear-of-13.41049In La Paura Del Numero 13, Nick Yarris racconta la sua vicenda umana e soprattutto giudiziaria ai confini della realtà: ventitré (23) anni rinchiuso nel braccio della morte da innocente.

A parte l’ovvia riflessione su quanto il sistema giudiziario, a qualsiasi latitudine del mondo, risulti fortissimo e spesso fallace con i più deboli e particolarmente debole con i forti,  dimostra che:

1)       Straordinariamente i romanzi servono a qualcosa.

2)      La televisione ai tempi di Netflix è una cosa parecchio strana.

L’utilità della letteratura.

Quando Nick viene incarcerato è un tossicodipendente di vent’anni ignorante come una scarpa, è arrivato a stento alla terza media. In un carcere di Philadelphia, progettato da quaccheri per umiliare i peccatori al cospetto del Signore, viene torturato, menato e tante altre cose terribili. Poi un secondino gli consiglia di leggere dei libri, a tanto tempo a disposizione da occupare in qualche modo. Nick fatica a leggere e capire i testi più semplici, armato di dizionario affronta quella selva di parole incomprensibili, in tre anni legge più di mille (1000) libri, soprattutto romanzi di ogni genere dai classici ai più moderni thriller. Attraverso le parole degli altri, Nick si trasforma in un essere colto e pensante, impara a parlare, faticosamente riesce a dimostrare la sua innocenza, capisce dove ha sbagliato e perché è finito in galera.  Un esempio reale di quanto scrive Edward Bunker: “Nel giro di tre mesi aveva letto più libri che in tutta la sua vita precedente. Gli si allargò la mente, le sue percezioni si fecero più acute, perché ciascun libro era un prisma che rifrangeva le verità in infintamente variegate dell’esperienza. Alcuni erano telescopi, altri microscopi” (Animal Factory, romanzo che non so quanto sia realistico).

Tutto ciò è confortante, leggere serve a qualcosa. Purtroppo chi i libri li legge per obbligo scolastico o per abitudine perde il senso dell’importanza di certe cose. In particolare ho imparato che esiste il termine:  Triscaidecafobia.

La Televisione ai tempi di Netflix.

Netflix, e prodotti simili, sono contenitori straordinari dove chi guarda si crea il palinsesto. La televisione ai tempi di netfllix non detta più gli orari della nostra giornata. Sono cresciuto con la televisione tradizionale che scandiva i tempi delle giornate, sapevi quando era ora di cena dalla sigla del telegiornale, per merenda c’era Goldrake. Netflix porta in una dimensione di non tempo, le tre del mattino o del pomeriggio sono identiche.  Elimina anche i tempi necessari del download illegale, pratica che costringe a programmarsi la giornata: cercare il file, scaricarlo ore prima per poi guardarlo in prime time.

Netflix però è un contenitore agnostico, migliaia di titoli, tutti sullo stesso piano. Scorrendo la libreria, senza conoscenze pregresse dei titoli, tutto è sullo stesso piano: Taxi Driver e Sole A Catinelle hanno la stessa dignità. Non c’è praticamente nessun parametro per distinguere il valore dei due film. Soprattutto perché per la maggior parte sono film o serie ignote ai più, almeno a me. La scelta diventa casuale e spesso difficile.  La Paura Del Numero 13 l’ho guardato per caso, pensavo fosse il solito filmetto horror di serie b, quando ho capito di cosa parlava, ho iniziato a vederlo con il pregiudizio sul solito palloso e pietistico documentario sul condannato a morte che ci deve far riflettere sul valore della vita e che gli errori vanno perdonati, etc… nulla di tutto ciò, anche la costruzione del documentario è particolare e interessante. Un film lontano anni luce dai blockbuster di mostri ed esplosioni che affollano le sale cinematografiche ogni fine settimana. Di prodotti così, anche fiction, su Netflix ce ne sono a decine, ma mediamente il primo impatto di molti verso Netflix è: sì va bene se ti piacciono le serie per il resto non c’è niente. In realtà le cose interessanti ci sono ma è difficile capire che sono tali. Paradossalmente, per poter apprezzare un servizio così semplice, si è costretti a informarsi prima, capire cosa vale la pena oppure affidarsi al caso e rischiare di rovinarsi la serata, l’unica opzione realistica.  Certo avrei potuto leggere il nome del regista David Sington e ricordarmi che è uno anche bravo e non mai visto altro di suo ma l’ho sentito nominare, che è stato presentato al London Film Festival e tante altre cose, ma quando alle unidici di seri plani sul divano e accendi il televisore diventa difficile.

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