La Traviata (2014)

traviata-anninaMi sono avvicinata all’opera da profana e da completa ignorante di musica, della tradizione operistica. Alla “mia prima volta” sono andata nel modo più scettico possibile: convinta di assistere a uno spettacolo noiosissimo e mortalmente lungo, seduta su seggioline scomode per un tempo infinito con l’unica compagnia dell’orologio… invece …
Dopo dieci minuti mi sono dimenticata di tutto assorbita dai colori, dalla musica che Alla Scala ha una presenza fisica intensissima, dal canto e, accidenti, dalle trame, degne della peggior soap opera sudamericana.
E così eccomi qui a commentare la Traviata che parla, tanto per cambiare, dell’amore. Anzi della rinuncia all’amore: Violetta,cortigiana, rinuncia all’amore per Alfredo su richiesta del padre di lui, per preservare l’onore della sorellina di Alfredo. Il sacrificio di Violetta la porterà alla morte per tisi.
La prima cosa che colpisce dell’edizione della Traviata, proposta da Dmitri Tcherniakov e Daniele Gatti per la serata inaugurale della stagione 2013-2014, è la trasposizione di questo melodramma in tempi moderni.
Alla festa del primo atto, uno degli ospiti si dimena come in discoteca. Nel secondo, nell’abitazione di campagna, i due amanti si comportano come una normale coppia di oggi. In cucina, fra il camino e la credenza, affettano verdure e impastano la pizza. Mentre la morte di Violetta: sola, su una sedia, in una camera spoglia dove al posto del letto c’è semplicemente un piumone buttato per terra, accanto a bottiglie
e flaconi di medicine.
A me, da loggionista dell’ultima ora, di solito l’attualizzazione e la resa moderna di un’opera piace perché rende palese l’eternità dello spettacolo e la riproposizione in qualsiasi contesto del suo senso universale che, anche a distanza di secoli, continua a commuovere, appassionare e a far discutere. Quindi, andando con ordine, nel primo atto ho trovato eccessivi i costumi della festa in maschera e le tuniche di Annina dalla testa di tigre che la trasformano da una servetta in una specie di Wanna Marchi, ma divertita dall’allegro “libiamo..” e “sempre libera deggio..”
traviata-verdureNel secondo risultano fastidiosi i gesti di normalità: offrire il caffè accompagnato da un fantastico tintinnio di cucchiaini, piuttosto che Alfredo e Violetta che preparano come in Ghost (ricordate il gioco di mani sul vaso?) la pizza insieme o la sciatteria della divisa da casalinga disperata di Violetta.
Sono rimasta completamente a bocca aperta, stordita, con la pelle d’oca, davanti all’incredibile voce di Diana Damrau che ha implorato disperata “Amami Alfredo” L’Amami Alfredo è arrivato inaspettato, con la voce di Violetta rotta, potente e con quel gran colpo sulla grancassa che fisicamente, prima ancora che con il pensiero, ha fatto percepire la lacerazione della sua anima, un pezzo del suo essere che veniva per perso sempre e irreparabilmente strappato. Portando in un secondo dall’irritazione isterica del recitato alle lacrime. in un’emozione intensissima, una vibrazione dell’intero corpo.
E la fine invece è stata una delusione completa: lei ammalata di tisi ha ormai le ore contate, arriva Alfredo vestito come un patatone che pur essendo a conoscenza del motivo del suo sacrificio e sapendo del destino di lei segnato, arriva con una scatola di pasticcini che ricordano i capezzoli di venere di Amadeus e un mazzo di fiori.
traviata-morteVioletta ha sacrificato tutto per il nome di Alfredo e ora lui accompagnato dal papà, non riesce nemmeno a toccarla. E’ infastidito come un gagà che prova ribrezzo per la sua povertà e malattia. Cerca solo di farle mangiare qui dannati pasticcini.
E lei muore da sola con la sola compagnia di Annina.
Nemmeno le parole strazianti del “Parigi addio..” riescono a tenere a freno la delusionedavanti a questo mollaccione d’uomo. Cosi Violetta muore su una sedia alla sola presenza di Annina, che ha allontanato le presenze maschili. Lasciando a noi il senso di delusione e di un’occasione sprecata.

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