Le Confessioni di Max Tivoli

confessionimaxtivoliRecensione di Fabio Caramia

“Siamo tutti il grande amore di qualcuno”, esordisce Max Tivoli, protagonista e narratore, nel folgorante incipit di questo strepitoso romanzo del giovane Andrew Sean Greer. E potremmo anche aggiungere a fine lettura: peccato che sia sempre l’amore di qualcun’altro. Perché questo Le confessioni di Max Tivoli è soprattutto la storia di un’ossessione amorosa. E’ anche una storia strana, avverte il protagonista: “C’ è da spiegare un cadavere. Una donna amata tre volte. Un amico tradito. E un bambino cercato a lungo”. Strana è soprattutto la vita di Max: nasce nel 1871 a settant’anni e muore nel 1941, bambino. Ma non vi preoccupate, non siamo dalle parti del racconto degli anni venti di Scott Fitzgerald e neppure da quelle del mediocre film Il curioso caso di Benjamin Button. Greer ci parla di un uomo che ha qualcosa di magico, e vive questa magia come una maledizione. Certo, direte, si tratta pur sempre di una storia inverosimile. E’ vero, ma l’ossessione amorosa di Max, che pervade ogni pagina, mette in gioco sentimenti così universali e radicati in
ognuno di noi che restiamo stregati da questo personaggio che perde e ritrova il grande amore per ben tre volte senza essere riconosciuto, e che fa di tutto perché il suo grande amore non lo riconosca. I grandi romanzi sono sempre delle favole, diceva Nabokov. Greer è un grande incantatore di altri tempi. E le sue Le Confessioni di Max Tivoli, per usare le parole di John Updike, “hanno il fulgore della poesia e il richiamo incantatorio del dolore”.

Le Confessioni di Max Tivoli di Andrew S. Greer, Adelphi, p. 315, 10 euro, 2006

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