Le Due Zittelle

duezitelleLe Due Zittelle è un racconto lungo dove viene descritta la polverosa e asfittica vita di provincia di due zitelle bigotte. Rappresentano un’Italia dalla vista corta, paralizzata nella routine dei luoghi comuni.
A portare una ventata di scandalo e novità nella vita delle donne mummificate ci pensa una scimmia. L’animale è l’unico maschio presente nella casa ed è, ovviamente, castrato, sia mai che certe cose nefande possano accadere tra le sante e monde pareti domestiche. La scimmia, di notte, osa uscire di casa e compiere atti blasfemi in chiesa.
La portata allegorica del tutto è evidente, in un quadro di sconcertante perbenismo, ipocrisia e immobilità, basta un animale che agisce per puro istinto e non secondo i dettami della “ragione” è sufficiente a rompere gli schemi. Non ci vuole poi molto a rendere la vita interessante, ci riesce appunto anche una scimmia castrata, basta volerlo.
Da quì Landolfi, con sarcasmo e ironia, prende lo spunto per una dotta disquisizione teologica sul libero arbitrio, due preti, dalle visioni religiosi opposte, processano l’animale, per stabilire quale sia la giusta pena per il delitto. Le Due Zittelle non ironizza solo sulla società chiusa e frustrata, ma anche sulla letteratura stessa, o almeno su un certo tipo di letteratura atta a edificare lo spirito umano e a complicare le cose semplici
Stile e linguaggio de Le Due Zittelle risentono dell’epoca in cui è stato scritto, 1943. Tuttavia, la sintassi complessa e il lessico desueto letti oggi hanno una portata quasi da avanguardia. In questi tempi dove lo sforzo dei contemporanei è massacrare la sintassi e semplificare il linguaggio, portare nei libri terminologie diciamo “da strada” prendendosi molto molto sul serio, la complessa ironia di Landolfi potrebbe apparire come una ventata di novità.

Le Due Zittelle di Tommaso Landolfi, Adelphi, p.114, 9 euro, 1992

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