Le Vite degli Altri

vitealtriLe Vite degli Altri ha due meriti: ricostruire uno scorcio di vita quotidiana nella Germania Est, DDR; non offendere l’intelligenza di un bambino di undici anni.
Riguardo al primo punto apre uno squarcio su qualcosa di cui non si sa nulla, a parte ciò che ci è stato raccontato dalla propaganda della guerra fredda, sia da est che da ovest. Sul secondo punto la situazione è ben più triste, in quanto ci si accontenta, ormai il novanta percento dei film sono pensati per i ragazzini. Ciò significa trame semplicissime infarcite di mostri tonti, sesso suggerito e squartamenti mostrati.
Il film in se è basato su una sceneggiatura ben fatta, riesce ad evitare didascalismi e retorica, forse non sempre. La regia è onesta, solidamente al servizio degli attori. Von Donnersmarck è un buon mestierante, anche se nel complesso ha molti debiti verso il Terry Gilliam di Brazil, con qualche tenue citazione “Coppoliana”. Poiché nulla so della Stasi, questa versione alla Brazil, anche il capitano HWG XX/7 deve molto a Sam Laurie, appare quanto meno un po’ fantasiosa.
Un’ultima considerazione sulle varie tesi sostenunte dal film: chi fa il regista, l’attore, lo scrittore lo decideva il partito comunista al potere, cioè la dittatura. Una brutta cosa. A ovest, tutt’ora, lo decidono le major. Ci sono delle differenze.

Tanto per cocludere, Oscar (miglior film straniero 2006) e lodi. Un buon film ma nulla di più, ma si sa: nel paese dei ciechi l’orbo è re.

Tutte le info sul film su Imdb clicca qui

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