L’Eleganza del Riccio

eleganzariccioRenée è una donna di cinquant’anni portati male, pocco attraente, lavora come umile, fantozziana direi, portinaia in uno stabile abitato da ricchi nevrotici e snob. Inquilini che trattano Renée come un accessorio tra i tanti che servono alle loro vite altolocate. All’esterno la portinaia è sciatta e vagamente ritardata, in realtà è una donna colta, una specie di enciclopedia bipede che sa argomentare di filosofia e arti figurative, conosce a memoria anche i film di Ozu (tanto per farci escalamare chi era costui?). Renée si nasconde perché ritiene che il suo stato sociale non le permetta di essere dotta e istruita, lei interpreta il personaggio umile e servile mezzo analfalbeta, la cosa strana è che conosce anche l’opera omnia di Karl Marx, il che sembra dimostrare che il marxismo non insegna nulla alle classi subalterne. Paloma, figlia di uno dei ricconi del palazzo ma meno carogna degli altri perché è socialista, è una bambina sedicente geniale, forse più che intelligente è sinforosa e saputellla, ma prendiamolo per buono. Paloma e Renée sanno tutto e giudicano tutti, senza il coraggio di esternare le loro opinioni.
Un giorno arriva un nuovo inquilino, un giapponese di mezza età che in trenta secondi capisce ciò che gli altri non hanno compreso in trent’anni. Lo straniero compie la miracolosa operazione maieutica e le represse finalmene riescono ad affermare quello che sono in realtà.

L’Elegannza del Riccio è un romanzo simpatico, divertente, spesso didascalico quando si spezzano perle di cultura da liceo classico infarcite di pignolerie. E’ costruito quasi come un romanzo epistolare, alternando la voce narrante di Renée a qualle di Paloma. Il risultato finale assomiglia a un blog, quelli dove lamentose casalinghe e ragazzine blaterano dei loro problemi esistenziale con infinite rilflessioni sul loro grande “IO” incompreso dalle masse in salsa minimalista. In questo senso potrebbe apparire quasi come una parodia del genere bloggarolo, ma temo che la Barbery, che scrive con qualche affinità con la Nothomb, non sia della stessa idea. L’eleganza del Riccio, credo, voglia spronarci a essere noi stessi, senza ipocrisie, nascondersi non serve a niente. Più dubbio il giudizio sulla cultura, serve o non serve? Dato il finale, per altro gratuito e appiccicato a forza tanto per chiudere il racconto, non è ben chiaro. Perché in fin dei conti la cultura resta confinata agli snob: trasversali alle classi sociali. Gli ignoranti sembrano vivere decisamente meglio, il che è quasi certamente una verità.

L’Eleganza del Riccio di Muriel Barbery, E/O collana Dal Mondo, p. 384. 18 euro, 2007

,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

%d bloggers like this:
Disclaimer