L’inviato Speciale

inviatospecialeL’inviato speciale è un romanzo umoristico che mette in ridicolo i meccanismi del quarto potere: i giornali. Waugh scrive in un’epoca senza televisione, senza internet, dove le notizie arrivavano da radio e carta stampata, quindi la parola scritta aveva ancora un potere enorme sull’opinione pubblica. I tempi in cui, tanto per fare la citazione di prammatica, un editoriale del The Times poteva causare la caduta di un governo.
L’inviato speciale del titolo è un tizio che non ha nozioni di giornalismo e che per sbaglio viene inviato all’estero in un immaginario paese sull’orlo della rivoluzione. Il romanzo si sviluppa in una commedia degli equivoci, le prima pagine sull’ingaggio di William Boot sono irresistibili.
I giornalisti vengono rappresentati come una massa di cinici approfittatori, scrocconi e disposti a qualsiasi atto pur di trovare un scoop. Se non trovano una guerra da raccontare, fanno in modo che il conflitto scoppi. Più che raccontare fatti sono i fautori di profezie che si autoavverano. L’altro elemento che emerge in L’Inviato Speciale è come si possa far carriera in una grande azienda, pur essendo un inetto o un’idiota completo.
Waugh scrive in maniera elegante e semplice, anche da questo punto di vista è un po’ un romanzo d’altri tempi. Per molti versi le avventure di questi giornalisti, sia per avventure sia per lo stile, mi ricordano Il Circolo Pickwick di Dickens.

L’inviato Speciale di Evelyn Waugh, Guanda, collana Le Fenici Tascabili, p. 242, 8.50 euro, 2008

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