Magia Rossa. La rivolta degli spettri

magiarossaspettriRecensione di Fabio Caramia.

Nel leggere oggi questo romanzo d’esordio di Gianfranco Manfredi, pubblicato per la prima volta nel 1983, si prova una forte nostalgia per un mondo che non esiste più, o quasi. Parlo soprattutto di un certo cinema italiano di genere fantastico – Suspiria di Dario Argento e La casa delle finestre che ridono di Pupi Avati, tanto per citare i più celebri – che aveva liberato l’horror dai castelli di cartapesta per immergerlo nella più assoluta contemporaneità. Dal background di Manfredi – cantautore impegnato degli anni settanta e sceneggiatore, folgorato dal film cult di Romero La notte dei morti viventi, non a caso proprio del 1968 – nasce questo intrigante e sorprendente romanzo.
Milano, 1980. Si ritrovano a distanza di tempo tre ex compagni di studio, Alberto, Mario e Marisa, che é la donna del secondo dopo esserlo stata del primo. Il pretesto è un articolo rinvenuto in una rivista di Storia del Risorgimento Italiano, a firma Alberto Bellini, inerente un oscuro e misterioso episodio avvenuto durante le agitazioni di Maggio 1898, e la repressione di queste da parte del generale Bava Beccaris, che incuriosisce in modo morboso Mario Montrese, consulente di archeologia industriale al Museo della Scienza. Nell’articolo si fa riferimento a un personaggio leggendario, Tommaso Reiner, frequentatore di circoli anarchici, club massonici, scapigliati milanesi, e predicatore ovunque della necessità di controllare le macchine e di sabotare le industrie con i poteri della magia e della telecinesi. Pare che, durante l’ episodio storico descritto nell’articolo, Reiner fosse intervenuto in favore degli
operai rivoltosi, fermando le macchine delle industrie e facendo esplodere in faccia ai carabinieri i loro stessi fucili, e tutto questo con la sola forza del pensiero. Trascinandosi dietro la compagna Marisa, Mario rintraccia il vecchio amico e lo costringe letteralmente a riprendere in mano le ricerche su Reiner. Man mano che i tre scoprono nuovo materiale, comincia a irrompere nella vita dei tre amici qualcosa di misterioso che avrà esiti micidiali non solo
nella loro vita ma sull’intera città di Milano.
Magia Rossa accosta con ironia tradizioni che a prima vista non hanno molto in comune: il marxismo e la scapigliatura milanese con l’horror. Il romanzo è essenzialmente una novella gotica, influenzata dal cinema di genere dell’epoca (Romero e Argento su tutti). Ma è anche un romanzo politico, quasi una sorta di bilancio delle illusioni e delle disillusioni dei movimenti post sessantottini che l’autore vede incarnati dagli scapigliati milanesi di un secolo prima. Partendo da una citazione marxiana del Manifesto del Partito Comunista, reinventando documenti e carteggi, incrociando personaggi autentici della Milano di fine ’800 con la massoneria, la cabala e gli scapigliati, Manfredi arriva a scrivere un gotico moderno dove i fantasmi evocati sono quelli del nostro passato più recente: la centralità della fabbrica, la rivolta operaia, i sabotaggi alle macchine industriali.. E sorprende, con un finale delirante, dando coscienza di classe nientemeno che agli zombi.

Magia Rossa. La rivolta degli spettri di Gianfranco Manfredi, Gargoyle, p. 220, 15 euro, 2006

,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

%d bloggers like this:
Disclaimer