Medea, Voci

medeavociSia sul mito di Medea sia su questa rilettura della Wolf, sono stati versati fiumi di inchiostro sul significato recondito di tutta la sanguinosa vicenda
Medea, voci di certo sostiene le parti di Medea e delle donne in generale. Nel complesso è un romanzo sull’esilio, dell’essere stranieri in una terra che ti accoglie ma nella quale è impossibile integrarsi: i colchici non saranno mai veri e propri cittadini di Corinto a tutti gli effetti, nemmeno quando rinunciano alle loro tradizioni.
Il secondo tema predominante è quello del potere, gli uomini sono disposti a qualsiasi atto pur di raggiungere una posizione dominante: dalla menzogna all’omicidio, o meglio infanticidio. Chi siede sul trono regna grazie a spargimenti di sangue, calunnie e credulità popolare.
In questo scenario ogni personaggio è solo, impotente di fronte agli aventi che in parte egli stesso ha contribuito a scatenare; il disegno complessivo sfugge di mano ai singoli per trasformarsi in dramma collettivo. La Wolf sceglie quindi di affidare la narrazione ad una serie di soliloqui. Medea, Giasone e altri parlano da soli, raccontano la loro versione dei fatti, i loro torti e le loro ragioni. Non ci sono dialoghi diretti tra loro, anche questi sono riportati da chi parla in quel momento. Corista Wolf sceglie, confidando in una traduzione fedele, un liguaggio semplice che tuttavia richiama slanci da tragedia e voli quasi poetici: “Quando mi svegliai, proprio sopra di me nel cielo notturno un mostro scuro lottava con la luna, ne aveva strappato avidamente a morsi un grosso boccone e continuava ad avanzarle contro. Non doveva esserci fine al terrore.” (p. 192)
Per quanto il testo sia scorrevole non è una lettura facilissima, tra monologhi e metafore può scoraggiare i lettori più impazienti, quindi se siete dei fan di Tom Clancy evitatelo.

Medea, Voci di Christa Wolf, E/O, collana Tascabili, p. 240, 8 euro, 2000

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