Meglio morti che vivi: Marquez e le allegre prefiche.

 

marquezL’altro giorno, un anziano di 87 anni, come spesso succede, è passato a miglior vita, significa che è morto. L’anziano signore si chiamava Gabriel Garcia Marquez, professione: scrittore. Come scrittore è ancora vivo e si chiama Gabriel Garcia Marquez. Come scrittore è morto molto tempo fa: ma vive ancora perché gli scrittori non muiono mai, muoiono le persone fisiche come Gabriel Garcia Marquez. Gli scrittori vivono per sempre nelle epigrafi sulle copertine dei loro libri.Non ho mai letto nulla di Marquez, ho letto solo Cronaca di Una Morte Annuciata un pomeriggio quando avevo quindici anni. Quindi non so se Marquez sia un mediocre o sublime scrittore, so solo che ha scritto romanzi di un certo successo che, forse, prima o poi leggerò. Ho letto molti romanzi di Vargas Llosa, quello che diede un pugno in faccia a Marquez per questioni di donne. Ciò li rende simpatici entrambi: una questione di donne è una questione letteraria, una questione di vita e quindi da romanzo, perché se non si facesse a pugni, se non si soffrisse per le donne, la letteratura non esisterebbe. “Donne” è una metafora per quel misto di incomprensibili rabbie, sogni, emozioni e cose stupide, molto idiote, che tutti noi facciamo per qualcun altro al quale inspiegabilmente vogliamo bene più che a noi stessi, di qualunque sesso sia.

La letteratura è tutta qui: un pugno per amore, cioè la vita e non la morte. La morte è la fine: siete morti e non potrete più amare e fare cose stupide delle quali vi vergognerete e sarete pronti a criticare quelli che le fanno. Fuor di metafora: non potete piu’ trombare, almeno in questo mondo.
Ma in questi giorni parliamo della vita, delle puttane vive di Marquez, del futuro, di ciò che è vivo? No, parliamo di un anziano morto, uno scrittore morto tempo fa, uno scrittore vivo ma tutti a elogiare la salma.
Sui social network qualsiasi analfabeta di ritorno pubblica frasette di tale Marquez, salutano Gabo. Gabo? Era amico tuo? Pisciavate insieme? Gabo? Hai mai letto un libro di uno scrittore dal nome Gabriel Garcia Marquez?

La gara a chi piange di più dietro al feretro di un anziano morto nel suo letto, le prefiche, che non è una parolaccia, piangono a pagamento, in questo caso per mostrarsi colte e intelligenti, seguendo il cadavere di un vecchio morto di vecchiaia che una volta scriveva dei libri che non hanno letto e forse mai leggeranno.

Tutto ciò per dire che se volete mostrarvi persone colte e intelligenti: non elogiate i morti. Cercate di elogiare gli scrittori vivi, parlate e citate le loro opere quando sono ancora vivi, vivete la vita reale, quella che accade ora, quello che viene scritto ora da persone vive, inutile stracciarsi le vesti per lo scrittore morto.

La letteratura parla della vita, di quello che succede ora e accadrà nel futuro, non della morte e del passato: quella è la Storia.

La letteratura sono due uomini che si prendono a pugni per una donna: ora, in questo momento e da vivi. Mentre loro fanno a pugni lei si fa consolare da un ufficiale di artiglieria: ma questo e’ il melodramma e non il romanzo. L’amore è un dardo come come ci istruiva Baricco in tele.

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