Memoria del Vuoto

memoriavuotoSamuele Stocchino è costretto a diventare un bandito dalla società che lo circonda, dalla superstizione, dal destino e soprattutto dalla disamistade. Un io narrante che si esprime tra l’italiano e il sardo, un po’ come Niffoi, racconta la vita di un bambino che nasce, secondo la mezza veggente del paese, con un cuore a forma di lupo. Forse all’inizio non è facile seguire questa voce, che passa dall’onniscenza all’indiretto libero, è necessario calarsi nel punto di vista del narratore: la Sardegna
Dalla Deledda di Canne al Vento al Collodoro ancora Sardegna, povertà, magia e superstizione. Un piccolo paese con i suoi codici, lontano dal continente, chiuso nelle sue caste. Ma questa volta il “continente” irrompe nella storia. E la vita del bandito Stocchino è quella di tanti giovani, è la storia d’Italia. L’italia delle vane pretese coloniali nel nord Africa e che in seguito manderà al massacro intere generazioni sulla linea del Piave, per partecipare ad un prima guerra mondiale che poteva evitare.
Stocchino l’eroe di Tripoli e del Carso, sfugge miracolosamente alla morte del fronte. Ma nel suo paese, in Sardegna, i ricchi prepotenti lo hanno derubato di tutto o hanno tentato di farlo, affetti e i pochi miserabili beni. L’eroe di guerra si trasforma in un vendicatore spietato e sanguinario. Nessuno lo può fermare, da uomo si tramuta in leggenda e fantasma. Ma i tempi mutano, in Italia sorge un nuovo potere, il Paese deve cambiare e non c’è posto per Stocchino, la disamistade e il codice d’onore dei pezzenti. Stocchino e l’Italia che rappresenta devono disolversi: è nato il regime fascista. Il tentativo del bandito è quello di una società che vuole cambiare le regole e cerca giustizia, soprattutto sociale. Ma è una lotta solitaria, disorganizzata che lascia solo sangue sul terreno e nessun progresso.

Memoria del Vuoto di Marcello Fois, Einaudi collana Super ET, p. 218, 10.50 euro, 2007

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