Mezza Tazza

Nei bar eleganti in prossimità dell’atelier, verso mezzogiorno, sfavillano ciotole piene di delizie caloriche, monumentali panini stratificati di lipidi, proteine e zuccheri, torte colorate, ma, una modella, si sa, è magra per definizione e deve resistere alle tentazioni. La qualità della merce commestibile esposta nella vetrinetta del bar della metro va al di là di ogni tentazione e per questo Katya ordina lì il suo cappuccino, rigorosamente senza zucchero, che è sicuramente il più lungo e il meno calorico nel raggio di almeno cento chilometri.
Forse qualcuno si sarà chiesto perché Katya ne lascia sempre la metà e la risposta più semplice sarebbe: è tanto schifoso che nemmeno l’accattone più affamato riuscirebbe a deglutirlo. Ma non è questo, interrogata direttamente, Katya risponderebbe, forse nella sua lingua: “Un albero cresce a Brooklin”!
In questo locale poi Katya ritrova un po’ dell’atmosfera del bar del suo paese, fumoso e squallido, dove gli anziani passavano le giornate a giocare a carte bevendo birra e vociando a tutto spiano. Qui c’è più silenzio e non si gioca, ma l’atmosfera è quella.
La tentazione quasi irresistibile è di vedere se, anche qui, comprando un paio di coppette di gelato da portar via gliele avvolgono nel giornale. Solo in Inghilterra le era capitato di ricevere qualcosa di commestibile avvolto nel giornale. Si era concessa un fish and chips e l’uomo bisunto del chiosco dopo aver messo patatine e pesce in carta oleata aveva avvolto il tutto in un bel cono di carta di giornale, che doveva poi fungere da tovaglia e da tovagliolo. Quella volta la nostalgia per casa era stata tale che si era messa a piangere e il groppo alla gola le aveva provvidenzialmente impedito di ingurgitare quel pasto pantagruelico che le avrebbe rovinato lo stomaco per una settimana.

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One comment on “Mezza Tazza
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