Mondo Senza Fine

mondosenzafineTorrenziale seguito de I Pilastri della Terra, Mondo Senza Fine ne ricalca gli schemi con personaggi diversi. Non molto differenti a dir la verità; troviamo sempre: il nobile carogna e un po’ scemo, il costruttore geniale, la donna intelligente e intraprendente, il monaco cattivone.
Nel complesso il romanzo è una sorta di elogio della borghesia, non senza un certo fondamento storico, di certo un po’ fuori tempo. Nel Mondo Senza Fine di Follett i nobili e clero sono comunità parassitarie, vivono a sbaffo del lavoro altrui, non producino nulla, sono contrari a qualsiasi innovazione, abilissimo solo nello sfruttare i poveri, tramare intrighi e combattere guerre inutili. Bottegai, artigiani, muratori e contandini illuminati sono la forza che manda avanti la nazione, producono beni e denaro, portano progresso sociale ed economico. Ovviamente sono vessati ingiustamente da clero e nobilità: “Merthin ascoltò la storia di Davey con compiaciuto stupore. Ammirava quel ragazzo per lo spirito di iniziativa che l’aveva spinto a comprare semi di robbia e poi a coltivarli per produrre la costosa tintura. Non lo sorprese che Ralph avesse tentato di mandare a monte il progetto: come la maggior parte dei nobili, nutriva infatti grande disprezzo per tutto ciò che era collegato alla produzione e al commercio. Ma Davey era provvisto di coraggio, oltre che di cervello, e non aveva mollato. Era arrivato a pagare un mugnaio perché gli macinasse le radici essicate.” (p. 1319) Tutta la storia ruota attorno a questo scontro di classe, il terzo stato contro tutti. Il risultato è un romanzo di puro intreccio, fitto di colpi di scena – spesso ampiamente prevedibili – tintinnio di spade, amori e tradimenti. Soprattutto c’è del gran sesso, si tromba una pagina sì e una no, da p. 997 iniziano anche le gesta della suora seducente e sedotta, un grande classico.

Lo stile di Follett è semplice e paratattico, tutto viene spiegato e ribadito, tutto a prova di imbecille. E’ un medioevo dove si parla modernamente, se capita qualche parola “strana” il narratore o il personaggio si preoccupa di tradurre per il lettore.
Tra scrittura semplice e azione serrata ne risulta un romanzo leggibile, con qualche pretesa storica, ma con il pregevole obiettivo di divertire il lettore e poco altro. Forse verso pag. 900 il tutto inizia ad essere un po’ troppo meccanico e ripetitivo, nel complesso si tratta di intrattenimento scritto con professionalità. Anni fa Follett si presentò come l’anti Proust, nel bene o nel male: ci riesce benissimo.

Mondo Senza Fine di Ken Follett, Mondadori collana Omnibus, p. 1367, 20 euro, 2007

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