Morte di un Imperatore

Le palpebre dell’Imperatore erano pesanti, e si chiudevano incalzate dalla febbre della malattia. Ma i suoi occhi non smisero per un istante di fissare la testa del Primo Dignitario, che prostrato ai suoi piedi attendeva il cenno rituale che concedeva il permesso di alzarsi e di parlare.
Sorrise impercettibilmente, pensando che il Primo Dignitario avesse cominciato a temere che l’Imperatore potesse essere morto in quel preciso momento e che lui non avrebbe mai più potuto alzare lo sguardo. Il protocollo non ammetteva deroghe e solo l’Imperatore poteva liberarlo da quella posizione di sudditanza. Ma l’Imperatore sapeva che il Primo Dignitario era lì per consigliargli l’estremo sacrificio, secondo un’antica e relativamente segreta legge dell’Impero. Come diretto discendente del Re Sole, l’Imperatore cessava di regnare soltanto alla morte. Non era prevista la reggenza o l’abdicazione. Il figlio del dio Sole, senza pari in terra, non avrebbe potuto lasciare l’Impero nelle mani di chiunque altro.
C’erano stati altri Imperatori [demenza senili, malattie veneree, menomazioni, …] che non stavano per morire, ma che morirono perché l’Impero avesse una guida più sicura.
Adesso toccava a lui.
Dopo la sua morte, ci sarebbe stato un lutto lungo un anno. Gli spettacoli proibiti, i matrimoni rimandati. Ai nuovi nati avrebbero dato il suo nome e il suo ritratto avrebbe trovato posto affianco agli antenati nel mausoleo dell’Imperatore.
Ma lui non stava morendo. Il suo corpo era stanco, certo. Malato, sicuramente. Ma meritava il riposo, non la morte. Chiedeva soltanto di poterlo trascinare stancamente in uno dei mille giardini di uno dei mille palazzi del regno. Il corpo di un vecchio, non quello dell’Imperatore.
Ma non gli sarebbe stato concesso.
A quel pensiero, diede il permesso al Primo Dignitario di alzarsi

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