Non è un Paese Per Vecchi

nonpaesepervecchiLa maggiore certezza di questo romanzo sono gli ettolitri di sangue e le tonnellate di piombo sparato. L’avidità spinge gli uomini a compiere cose stupide, soprattutto li porta dritti al cimitero. Forse per via che l’ho letto in inglese, per quel che ne posso giudicare, ed è un po’ “slangato”, ma Non è un paese per vecchi non mi sembra una delle opere migliori di McCarthy; intendiamoc:i è un buon libro ma un po’ meno convicente di altri dell’autore. Tutto è un po’ troppo meccanico. Lo stile di McCarthy è come sempre asciutto, preciso e distaccato. La scrittura agile tuttavia si scontra con una trama che procede a rilento. Resta il fatto che il giudizio possa essere falsato dalla mia incapacità di comprendere e apprezzare l’angloamericano.
La lentezza, vagamente maliniconica, nasce probabilmente dagli intermezzi meditativi dello sceriffo Bell. Il vecchio che giudica guardando il suo paese, i delinquenti che lo popolano, con affetto e sconforto. Bell commenta, moraleggia, legge il presente con gli occhi del passato, e ne trae massime senza speranza: “You finally get into the sort of breakdown in mercantile ethics that leaves people settin around out in the desert dead in their vehicles and by then it’s just too late.” (p.304). Gli USA come un deserto di grandi opportunità, dove un po’ tutti hanno uno scheletro nell’armadio, e dove si sopravvive cercando un difficile equilibrio tra avidità e amore.

No Country For Old Men, Vintage Book, p. 309, 7.99 us dollari (9 euro), 2006

(Non è un Paese Per Vecchi, editore italiano Einaudi)

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