Nulla per Caso, Intervista a Rosa Teruzzi

rosateruzzi Rosa Teruzzi, 44 anni, giornalista, ha lavorato a La Notte e a Epoca. Attualmente è caporedattore di Videonews, la testata di Mediaset che produce programmi di informazione, e curatore del settimanale Verissimo.

Suoi racconti sono stati pubblicati nelle antologie Crimine, Milano giallo nera (Stampa alternativa, 1995), Cuori di Pietra (Oscar Mondadori, 2007) e Facce di Bronzo (Oscar Mondadori, 2008).

Come ti è venuta l’idea del romanzo?

Ho iniziato a scrivere il romanzo nella primavera del 2004 ma sentivo che non andava bene. Avevo preparato quello che gli sceneggiatori chiamano Bibbia dei personaggi – il loro profilo, l’ambiente in cui si muovono, il mondo che volevo raccontare. Ma non funzionava. L’estate successiva mentre ero in viaggio per Chiavari con il mio fidanzato ho avuto l’idea improvvisa del dono di Irene, la protagonista. Ho chiesto al mio fidanzato come avrebbe dovuto essere la vita di una persona che ha la pelle di carta velina, una persona capace di percepire il dolore altrui con grande intensità, di percepire il male. La risposta è stata “spaventosa”. Da quel momento sapevo di aver trovato la strada giusta. L’editore era perplesso del dono di Irene e del finale poco tradizionale, avrebbero preferito che sviluppassi una storia d’amore, ma sono stata irremovibile.

In effetti nel romanzo non viene scambiato neppure un bacio. A rifletterci è un po’ sconcertante, trasgressivo di questi tempi.

Non era una storia d’amore che mi interessava raccontare ma una crescita di consapevolezza.

Come la protagonista del romanzo anche tu vieni dalla cronaca nera. Le storie che hai seguito quando eri giornalista per la Notte ti hanno dato lo spunto per quelle che racconti nel libro?

Le storie di cui si occupa Irene sono inventate. E’ vero, vengo dalla cronaca nera e c’è la tendenza di molti scrittori a utilizzare storie vere come spunto per i loro romanzi. Nella mia esperienza di giornalista ho assistito a fatti terribili ma ho sempre provato una forte empatia per le vittime e per la cerchia di familiari e amici che vedevano la loro privacy e il loro dolore violati dall’insistenza dei media. Non condivido questo approccio sensazionalistico. Sono storie vere e c’è gente che sta ancora male.

La Repubblica ha definito il tuo romanzo un “Harmony-noir”. Ti ritrovi nella definizione?

Sono una scrittrice “popolare”. I miei scrittori preferiti sono Dumas, Stevenson,Dickens, tutti scrittori popolari. Adoro il fouilletton. Mi piace raccontare storie che trovo interessanti su gente comune, storie di come cambia la vita di una persona quando prende in mano le redini della propria vita, il momento in cui una persona si chiede il perché di quello che gli sta accadendo. E’ di questo che parla Nulla per Caso. Era il percorso di Irene che mi interessava raccontare.

Il romanzo è ambientato quasi interamente a Milano ma la città è qualcosa di più del teatro dei fatti narrati.

Si, la città è una delle protagoniste del romanzo. Come Irene e la casa popolare sui Navigli dove vive, come l’amica di Irene … E’ una Milano realistica, con un po’ di poesia. E’ una città che amo. Non la “Milano da bere” come tanto viene descritta ultimamente, ma una Milano più popolare, fatta di tanta gente comune, ognuna con la sua storia.

Quando hai iniziato a scrivere?

Ho sempre voluto scrivere, fin da bambina. Mi immaginavo come una Jessica Fletcher nella sua casa a Cabot Cove.

Hai in cantiere un nuovo romanzo?

Il secondo romanzo, sempre con protagonista Irene, è già pronto. A ottobre, per Mondadori verrà pubblicato un mio racconto nell’antologia Corpi. Il racconto è ambientato a Kaliningrad nel ’43 e ha per protagonista un prigioniero di guerra ammesso a pulire le traversine delle ferrovie. Volevo raccontare come il gesto di una persona – un cappotto gettato da un treno in corsa – può cambiare una vita. Credo nel potere delle storie.

Nulla Per Caso di Rosa Teruzzi, Sperling & Kupfer, p. 199, 16.50 euro, 2008

Scheda del libro:

Cronista di “nera” alle prese con orari impossibili e sempre innamorata degli uomini sbagliati – per esempio Luca, il suo misterioso capo che la chiama “tesoro” solo quando deve affidarle servizi impossibili – Irene ha però un dono: la facoltà di percepire, perfino con un semplice contatto, il disagio e il dolore degli altri. In un primo momento le sembra quasi una maledizione, ma certo la aiuta sul lavoro: basta un semplice contatto dal vivo per sospettare chi tra gli indiziati potrebbe aver commesso un crimine. E così Irene si ritrova a percorrere una strada di crescita umana e professionale che non aveva previsto. L’aiuto di un intuitivo poliziotto le permetterà, con cautela, di aprire il suo cuore.

(tratto da: Nulla per caso, sperling.it)

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