Old Fashioned

Ezio è un tipo démodé o, se preferite, old-fashioned.
Non bisogna lasciarsi ingannare dall’aspetto tarchiato. La sua forza taurina contrasta singolarmente con la sua autopercezione. Come tutti – chissà perché – si sente personaggio romanzesco.
Ezio parla poco e pensa molto. Dialoga con la sua immagine riflessa negli specchi. È lì che stringe il filtro alla Cimbali degli espressi e si dice guardandosi nella dubbia pulizia dello specchio:
“’azzo ci faccio in questo buco di merda sa Dio!”
Subito il suo ego telepatico gli risponde:
“Sai benissimo cosa ci fai”
Non è difficile parlarsi negli specchi ribattendo con piccole smorfie intonate. Giorgio, il padrone, ne ha messi ovunque: grandi specchi su tutte le pareti illudendosi di allargare un locale troppo lungo e troppo stretto.
“I miei cocktail e i miei gelati sono divini.”
“Ottimi, ma non basta…”
“Arriva ‘sto caffé che perdo il treno!”
Ezio stacca gli occhi dallo specchio sopra la Cimbali, si volta e deposita delicatamente la tazzina sul piattino senza degnare il cliente di una risposta, poi torna ad armeggiare con un cappuccino.
“Qui niente gelati che non siano schifezza chimica preconfezionata e all’ora dei cocktail si chiude la baracca.”
“Non lamentarti, te lo sei voluto tu” gli rimanda l’immagine riflessa con i lisci capelli ben arati dal pettine.
“Cosa potevo fare dopo aver spento la sigaretta nel culo di quel porco?”
“Quel porco era il padrone del bar che tu hai chiuso con due ore d’anticipo. Non dovevi proprio essere lì.”
“Si montava la Virginia che sembrava al rodeo. Neanche hanno sentito che sono entrato!”
“La Virginia non era tua proprietà…”
“…ma era mia moglie e quel culo brufoloso che andava su e giù sopra la Virginia…”
“…era il tuo padrone e tu gli hai spento la cicca tra le chiappe!”
” È stato lui a stringerle urlando e così si è bruciato, tanto da dover andare al pronto soccorso.”
” È scoppiato un can can della madonna. Gli hai anche spaccato sulla schiena la poltroncina del trumeau falso ottocento che serviva alla Virginia da toeletta. Lei questa non te l’ha mai perdonata, insieme al calcione che le hai rifilato con gli scarponcini Timberland.”
“Urlava isterica. È sgusciata da sotto il porco tramortito e cercava di scappare nella camera di Samanta che intanto si era svegliata e piangeva.”
“Tu l’hai sollevata di peso con quel calcio tanto che ha dovuto farsi medicare anche lei al pronto soccorso! Non si è seduta e non ha cagato per quindici giorni.”
“Be’ come anche il porco del resto… lei però è sempre stata un po’ stitica.”
Lo specchio gli rimanda un sorrisetto appena abbozzato sul lato destro del labbro superiore.
“Lesioni aggravate. Hai dovuto andartene in fretta se non volevi essere denunciato. Cambiare aria, città, e mandare soldi tutti i mesi a Virginia e Samanta, senza alcuna speranza di rivederle.”
Ha preparato altri quattro caffé e due cappuccini senza neppure accorgersi di che sesso fossero i clienti serviti. È successo quattordici mesi fa. Gli manca sua figlia Samanta. Ormai ha quasi tre anni e non sa più darle una faccia.

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3 comments on “Old Fashioned
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