Paolo il caldo

paoloilcaldoRecensione di Luca Rachetta.

In Paolo il caldo Brancati racconta la passione che, cresciuta senza controllo, offusca la ragione e conduce alla perdita dei freni morali.
La passionalità dei Castorini (indicativa in tal senso è la connotazione animale del loro cognome) non si rivela soltanto nell’attrazione per la donna, ma anche nel carattere rancoroso, violento, prepotente, di chi, sentendosi forte per ceto e salute, ritiene legittimo imporre a tutti i costi la propria “legge”.
Ne deriva un assoluto disinteresse per chi sta peggio, un’attenzione esclusiva al proprio caso particolare che porta ad una condotta di vita egoistica e aliena ai valori della solidarietà e della comprensione delle ragioni altrui, oltre che una distanza orgogliosa dalla cultura e dall’esercizio delle facoltà intellettive in nome del più puro utilitarismo.
In questa famiglia cresce Paolo, il protagonista, che, conformemente alle sue radici, fin da adolescente appare spinto ossessivamente verso lo sfogo sessuale privo di qualsiasi coinvolgimento sentimentale. L’influenza del padre Michele, diverso per sensibilità dagli altri membri della famiglia, spingerà tuttavia Paolo a riconsiderare il suo stile di vita e a cercare di cambiare, sebbene la società materialista ed edonistica sembri far di tutto per trattenerlo nel cono d’ombra da cui faticosamente vorrebbe uscire.
Paolo il caldo, pubblicato postumo e incompiuto ma con l’autorizzazione dello scrittore di Pachino, rappresenta il testamento artistico di Brancati, crudo e disperato. Un impietoso atto di accusa nei confronti della società del dopoguerra che anche al lettore d’oggi potrebbe risultare di stringente attualità e assai aderente alla realtà contemporanea.

Paolo il Caldo di Vitaliano Brancati, Mondadori, p. 283, 9.50 euro, 2001

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